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Cultura

Quell’«universale» privilegio occidentale

SCIENZA. Algoritmi e Big Data «svelano» che tutta la musica mondiale si somiglia. Appena pubblicato sulla rivista «Science» uno studio destinato a far discutere, in particolare i musicologi. L’indagine quantitativa, proposta dal team di Harvard coordinato da Samuel Mehr, potrebbe nasconde un approccio etnocentrico ben noto agli antropologi

Che la musica sia un linguaggio universale è un luogo comune così abusato da sembrare ormai privo di senso. E invece qualche verità c’è, secondo uno studio realizzato da un gruppo di neuroscienziati, informatici, etnografi e musicologi guidati da Samuel Mehr dell’università di Harvard, appena pubblicato dalla rivista «Science». I ricercatori hanno analizzato un catalogo di musica tradizionale proveniente da sessanta popolazioni distribuite in trenta regioni del mondo, dai giapponesi Ainu ai sudafricani Zulu. Dalla ricerca è emerso che la funzione culturale e le caratteristiche acustiche delle canzoni hanno caratteristiche comuni. Al punto che possiamo distinguere un canto religioso da...

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