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Visioni

Quando la pelle è una maschera di rifiuti elettronici

Mostra. Intervista con Maurice Mbikayi, l’artista congolese alla sua prima personale italiana con «Masks of Heteropia», a cura di Silvia Cirelli. Sculture, installazioni, fotografie concepite come alter ego, alle Officine dell’Immagine a Milano

«The Dogs Keeper» di Maurice Mbikayi, sotto in una foto di Manuela De Leonardis

«The Dogs Keeper» di Maurice Mbikayi, sotto in una foto di Manuela De Leonardis

Lo spazio come supporto teoretico per l’intelligibilità del mondo contemporaneo: questo è il punto di partenza per la riflessione di Maurice Mbikayi - classe 1974, nato a Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo, vive e lavora a Cape Town, Sudafrica. In occasione della sua prima personale in Italia - Masks of Heteropia (a cura di Silvia Cirelli) - da Officine dell’Immagine a Milano (fino al 28 luglio), che aveva già presentato alcuni suoi lavori nella collettiva We call it Africa (2017), l’artista dichiara l’autorevolezza di Michel Foucault, autore tra l’altro di Utopie. Eterotopie (1966). È della fine degli anni Sessanta...

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