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Editoriale

Quando il manifesto spariva dal bar

Franco Grillini

Avevo 16 anni e l’edicola era dentro una minuscola cartoleria dove da piccolo compravo i pennini per scrivere con quell’inchiostro nero che macchiava continuamente le mani. Alle 7 e mezzo erano pronte le 20 copie del manifesto da diffondere davanti alla scuola, l’istituto tecnico agrario Serpieri alla periferia di Bologna. Le vendevamo quasi tutte nonostante un folta presenza di fascistelli che non gradivano affatto il “quotidiano comunista”.

4 pagine in tutto, 50 lire a copia che non solo venivano lette ma pure discusse pezzo per pezzo e conservate per incontri o assemblee. Come i primissimi numeri in cui cominciavano a comparire i pezzi del caro amico Giovanni Forti sui diritti delle persone omosessuali. In Romagna i compagni del manifesto, quando il giornale coincideva con l’omonimo movimento politico, avevano abbonato numerosi bar delle case del popolo. Ma quando c’erano i pezzi di Giovanni Forti chissà perché c’erano sempre disguidi postali e il giornale spariva dai bar.

Oggi sembra impossibile che un giornale di sinistra possa far vergognare i propri lettori, ma eravamo negli anni ’70 e già sembrava sufficientemente rivoluzionario per la classe operaia parlare di divorzio e aborto al punto che a sinistra erano in pochi a credere che la società fosse così cambiata da vincere addirittura un referendum.

Oggi mentre faccio l’abbonamento on line al giornale spero che si possa immaginare una stagione di rivoluzione civile come in quegli anni strepitosi. Per i quali rivendico il diritto alla nostalgia. In fin dei conti da rivoluzionari non siamo diventati affatto pompieri, basta ascoltare ogni giorno un Alfano qualsiasi per avere la certezza che siamo ancora i ragazzi di 16 anni che diffondono il manifesto.

  • Marco Volante

    bravo Franco, ben detto… dovremmo immaginarla e concretizzarla una nuova stagione dei diritti, anche per sollevare questo povero Paese dalla palude in cui è finita da decenni…

  • giuseppe angelastro

    ho letto il manifesto per almeno trent’anni di fila, ho sostenuto tutte le campagne, acquistato i numeri a 50mila lire e a 50euro, lo consideravo la mia prima boccata d’aria salubre la mattina, fino a quando qualcosa ha cominciato ad incrinarsi e poi si è rotto questo bellissimo, pluridecennale, rapporto: l’atteggiamento verso il M5S simile a quello la tutta la stampa nazionale. Ora non leggo più quotidiani, anche se un occhio alle vicende del mio antico amore va sempre.

  • Jonathan

    Purtroppo i “disguidi postali” ci sono ancora! Non più di un anno fa, ogni sabato, non mi arrivava il Manifesto. Dopo due mesi di telefonate (sia della mia famiglia che della redazione) ed incontri con i responsabili di smistamento e distribuzione, si è finalmente scoperto che il problema era un impiegato della ditta cui l’ufficio postale del paese in cui vivo (Gussago, provincia di Brescia) appaltava la distribuzione della posta il sabato.
    Ora arriva il bello…venerdì 10 il ministo Kyenge ha partecipato ad un incontro proprio a Gussago, mentre sabato 11 si è recata a Brescia. Sarà un caso che il Manifesto di Domenica 12 (che mi viene sempre recapitato di lunedì) contenente un articolo critico nei confronti delle manifestazioni anti-Kyenge, non sia mai arrivato nella mia cassetta della posta???

  • Luigi Piccioni

    “50 lire a copia che non solo veni­vano lette ma pure discusse pezzo per pezzo e con­ser­vate per incon­tri o assem­blee”: ah, che commozione, che tempi! anche a me sono venuti i lucciconi a pensare che fino a quando c’è stato il vecchio sito – in fondo appena una mesata fa – si poteva recuperare gli articoli in html “per incontri e assemblee” invece adesso è tutto studiato in modo tale che non ci sia più verso di tenere copia degli articoli. è la terza volta che lo segnalo ma non mi caca nessuno. insisterò, contateci.

  • Giovanni Climaco Mapelli

    Franco riesci a commuovermi con questi ricordi… Hai un modo di scrivere che ricrea quel tempo e quel mondo bolognese ( a me che sono della provincia milanese)…
    E’ un po’ come rivedere l’Amarcord di Fellini, che era degli anni ’70.
    Mi hai fatto venire una lacrima di nostalgia per quei tempi, che sono della nostra infanzia ( io poco dopo entravo in Seminario… in un “altro mondo”, che stava proprio all’opposto ma che guardava con rispetto al “mondo comunista” di allora… Si veniva dai tempi del Cardinale Lercaro di Bologna e del Concilio… )
    Dovresti scrivere un libro su quei ricordi… che ci lasciano uno struggente sentimento malinconico…
    ciao
    andem avanti!…
    + Giovanni Climaco Mapelli

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto

    non è “studiato” così. ci stiamo lavorando, contateci.