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Più morti in Italia che in Cina

Le responsabilità dietro i numeri . Basta confrontare le cifre dei primi 27 giorni dall’inizio delle rispettive rilevazioni: alla fine della seconda settimana, a fronte di 20.000 contagi in Cina i morti erano poco più di 400 con un tasso di letalità (decessi/contagiati) appena superiore al 2% che poi è andato lentamente crescendo fino ad attestarsi intorno al 3,5-4 %

L'ospedale civile di Brescia

L'ospedale civile di Brescia

Qualcosa non torna nell’analisi delle cifre fornite dalla protezione civile.

Dati alla mano (quelli forniti dai bollettini ufficiali dell’Oms, reperibili sul sito www.who.int) risulta che l’andamento del coronavirus sta facendo molti più morti in Italia che in Cina, sia in termini percentuali che in valore assoluto.

Basta confrontare le cifre dei primi 27 giorni dall’inizio delle rispettive rilevazioni: alla fine della seconda settimana, a fronte di 20.000 contagi in Cina i morti erano poco più di 400 con un tasso di letalità (decessi/contagiati) appena superiore al 2% che poi è andato lentamente crescendo fino ad attestarsi intorno al 3,5-4 %.

In Italia, dopo un analogo avvio con un tasso di letalità di poco superiore al 3%, verso la fine della terza settimana (9-10 marzo), il tasso di letalità è cresciuto costantemente passando dal 5% all’attuale 8,9% e i morti, in valore assoluto, hanno superato di circa 900 unità quelli registrati in Cina dopo il medesimo periodo: 2503 decessi in Italia il 17 marzo scorso contro i 1666 registrati in Cina dopo 27 giorni dall’inizio delle rilevazioni, pur essendo il corrispondente numero dei contagi in Cina circa il doppio di quelli in Italia.

Di questo passo, fra pochi giorni, i decessi in Italia supereranno quelli totali della Cina (3.218) essendo però il decorso dell’epidemia in Italia in piena espansione.

Ora, pur mettendo in conto che l’età media della popolazione italiana è più alta di quella cinese, una così marcata differenza conferma che le falle della sanità pubblica, stante l’incessante opera di smantellamento, sono ormai tali da indurre gli operatori sul campo a scelte estreme come quelle di “non curare” certi malati (anziani e/o pluripatologici), ed è vergognoso che l’informazione dominante si mostri condiscendente verso queste scelte, tanto più in un paese dove si sono organizzate vere e proprie crociate contro l’eutanasia e l’aborto.

Al di là di ogni considerazione etica, siamo di fronte ad un vero e proprio crimine sociale e politico di cui la classe dirigente di questo paese dovrà finalmente rendere conto.


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