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Cultura

Pitchaya Sudbanthad, nella partitura della memoria

Intervista. A colloquio con lo scrittore thailandese che nel suo esordio letterario, «Sotto la pioggia» edito da Fazi e in libreria dal 4 marzo, si interroga su molti nodi del presente. «La globalizzazione ha fatto in modo che le cose esistano fuori dal tempo e dallo spazio. Posso camminare tra templi antichi e grattacieli, così come in certe zone di Bangkok come fossi a Brooklyn»

Nella foto, Pitchaya Sudbanthad

Nella foto, Pitchaya Sudbanthad

Un palazzo di Bangkok che diventa la trave attorno alla quale ruotano il tempo, lo spazio e un gruppo di personaggi alla ricerca delle proprie memorie sempre più frantumate. L'esordio letterario di Pitchaya Sudbanthad Sotto la pioggia (Fazi editore, traduzione di Silvia Castoldi, pp. 400, euro 18) è un mosaico umano e cittadino presentato attraverso un montaggio che appare caotico, come sono spesso ingarbugliati i ricordi, ma che nella progressione del romanzo svela la sua funzione rivelatrice. I personaggi di Pitchaya Sudbanthad (nato in Thailandia, ha poi vissuto a lungo tra Arabia Saudita e Stati Uniti dove tuttora abita) si...

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