Chi usa l’Alta velocità sa che la connessione in mobilità e nelle gallerie è complicata, in particolare tra Bologna e Firenze e tra Firenze e Roma, ma senz’altro garantire a chi viaggia di lavorare in sicurezza sul laptop non è una priorità per un Paese in cui milioni di case non sono raggiunte da una connessione stabile e interi territori faticano a telefonare: è «l’Italia senza segnale», che probabilmente fa meno notizia ma rappresenta una priorità d’investimento anche del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

È UNCEM, L’ASSOCIAZIONE DEGLI ENTI LOCALI montani, a dar voce al problema: dal 2019 raccoglie le esperienze di disservizio su un questionario che a febbraio 2024 ha superato le 4mila segnalazioni di aree del Paese in cui il telefono stabilmente non funziona, come racconta all’ExtraTerrestre il presidente, Marco Bussone (intervista nella pagina a fianco). «Investire per dare segnali alla montagna, ai piccoli Comuni. Tutti, senza distinzioni. Alpi e Appennini. Serviti da rete fissa a banda ultralarga e da rete mobile 5G. Lo devono fare gli operatori, lo deve fare lo Stato arrivando dove le imprese private non arrivano» sintetizza la posizione di Uncem.

DOPO IL PIANO PER LA BANDA ultra larga, lanciato nel 2016 e ancora a metà del guado (vedi box qui sotto), adesso anche il Pnrr – con 6,71 miliardi di euro impegnati – interviene sul tema. La retorica è questa: l’Italia si «appresta a diventare un territorio interamente servito da connessioni digitali superveloci, colmando il digital divide che ancora penalizza il territorio italiano, in particolare le aree più interne e periferiche».

«L’OBIETTIVO DELL’INVESTIMENTO è quello di garantire entro il 2026 una connettività a 1 Gigabit al secondo per circa 7 milioni di indirizzi (numeri civici) in tutta Italia e la copertura 5G nelle aree a fallimento di mercato. Riguardo alla copertura 5G, verranno forniti incentivi per la realizzazione di rilegamenti in fibra ottica di siti radiomobili esistenti e per la costruzione di nuove infrastrutture di rete mobili» spiega il portale governativo. Lo stato di avanzamento dei progetti che devono terminare nel giugno 2026, però, è nullo.

EPPURE, SONO PASSATI VENT’ANNI da quando la «legge Stanca», cioè la Legge numero 4 del gennaio 2004 che ha favorito l’accessibilità digitale, promossa da Lucio Stanca, allora Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie. Mirava a garantire l’accesso a Internet anche ai soggetti disabili (con specifico richiamo all’articolo 3 della Costituzione, sull’eguaglianza sostanziale dei cittadini): da quel momento, telefonia e internet vengono immaginati come un «servizio universale», che però non è garantito a tutti.

LA MAPPATURA UNCEM, che l’ExtraTerrestre ha potuto visionare, offre uno spaccato di questo ritardo, che riguarda senza distinzione il Nord e il Mezzogiorno, le terre alte e le aree interne di pianura, come Depressa, in Salento, il paese raccontato nelle ultime settimane anche dalla Rai. Tante sono le segnalazioni dei sindaci, che riconoscono nell’assenza di segnale un problema fondamentale per l’abitabilità del territorio amministrato: «Trattandosi di territori appenninici il segnale oltre che garantire sicurezza e fondamentale per la tenuta socio economica della comunità» scrive Maurizio Paladini, sindaco di Montefiorino (Mo): chiede di intervenire per garantire il segnale nella vallata del torrente Dolo, in particolare nelle frazioni ubicate sulla via comunale per Romanoro. Paolo Petrilli, vicesindaco di Villa Santo Stefano (Fr), spiega che il segnala manca anche nella piazza principale del paese, «che specie in estate ospita eventi importanti frequentati da molti turisti». Nel comune del frusinate tutti gli operatori prendono pochissimo o niente è quasi impossibile telefonare e impossibile usare internet.

ANTONIO MAFFEI È IL SINDACO DI COMANO, in provincia di Massa: «Il mio Comune è servito bene da Tim , molto male da Vodafone e niente da Wind e altri. La Wind mi ha fatto fare anche un contratto su un terreno e poi sono spariti. Ora ho solo il terreno, soldi buttati via» spiega.

UN ALTRO SINDACO, GIACOMO URBAN di Tramonti di Sopra (Pn), in Friuli-Venezia Giulia, sottolinea l’urgenza di interventi «per la necessità di abitanti, imprese e turisti, per la sopravvivenza del territorio stesso si chiedono misure urgenti, per la dignità del lavoro, dello studio e della sicurezza di quanti ci vivono, esigenze che sono pari a coloro che vivono in luoghi privilegiati».

CI SONO ITALIANI DI SERIE B, in pratica, che a dispetto delle roboanti dichiarazioni sull’esigenza di cancellare il digital divide non vedono cambiare la propria situazione: «Da dieci anni abito qui e nulla è cambiato» spiega una cittadina residente a Labante, nel territorio di Castel d’Aiano (Bo). Il problema non risparmia nemmeno le località turistiche, come l’Isola d’Elba, dove ci sono quartieri senza segnale. Una utente da San Gregorio Matese, in provincia di Caserta, segnala: «Luogo turistico in estate e inverno, presente l’agriturismo Falode e alcune seconde case. Totale assenza di segnale telefonico». In un intervento pubblicato a dicembre 2023 sul Sole 24 Ore, Giuseppe Gola, amministratore delegato e direttore generale di Open Fiber, sottolinea che uno «studio realizzato da Deloitte stima che la presenza dell’infrastruttura BUL nelle aree bianche abbia contribuito al Pil per circa 4,7 miliardi di euro e generato più di 82 mila occupati».

Eppure, il segnale manca ancora anche nelle città metropolitane, come racconta all’Et Maria Susanna Costa Frola, sindaca di Corio, un paese tra la Valle di Lanzo e il Canavese, «a 20 chilometri dall’aeroporto di Caselle: «Ci sono alcune borgate grandi (5) e tante case sparse (150-160, nella parte più alta, a mille metri). Nella borgata più grande, Benne, in alcune zone la telefonia cellulare è quasi inesistente. Un terzo dei cittadini, in tutto 3.100, ha problemi con la telefonia e con internet. I gestori non ci considerano: abbiamo chiesto a tutti, uno ci ha risposto dicendo che al momento non erano previsti investimenti. Siamo andati anche al Tg3, ma non è cambiato molto. Eppure il problema è molto percepito dai cittadini. Solo Eolo ha permesso di raggiungere parecchie abitazioni in più grazie ai ponti radio. Anch’io è solo grazie a quell’operatore che a casa mia sono riuscita finalmente ad avere una linea telefonica che funzionasse e un collegamento internet adeguato. Spesso mi trovavo con il telefono muto».

COSTA FROLA EVIDENZIA ALCUNI problemi legati alla vita quotidiana della comunità: se l’autobus in servizio di linea avesse un guasto sulla via di Benne, non potrebbe comunicare. E poi anche la telemedicina, una risposta all’assenza di presidi medici nelle aree interne, è massa in crisi dal problema della connessione: «chi è monitorato rispetto alla trasmissione del dato cardiaco, come fa?» sottolinea la sindaca. L’assenza di segnale «diventa un problema di invivibilità – conclude Costa Frola – anche per le tante seconde case, molto usate in estate. Le condizioni climatiche portano a una “migrazione estiva” verso i paesi limitrofi alla cintura di Torino, ma com’è possibile immaginare di accogliere questi nuovi abitanti temporanei se non possono lavorare?».