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Pensiero unico, dissenso, repressione

Tav e non solo. L’espulsione dalla scena pubblica del conflitto agito da movimenti sociali antagonisti o semplicemente non omologati è, dal luglio 2001, una costante. Con un caso di scuola: quello della Val Susa

Esiste un filo rosso che lega fenomeni a prima vista eterogenei come la criminalizzazione del conflitto sociale, la repressione delle rinate lotte operaie, la delegittimazione della rete di soccorso e accoglienza dei migranti e molto altro ancora? Sì, esiste. E sta nel crescente tentativo dello Stato, nelle sue diverse articolazioni, di rimuovere con la forza i problemi che non sa o non vuole risolvere. L’espulsione dalla scena pubblica del conflitto agito da movimenti sociali antagonisti o semplicemente non omologati è, dal luglio 2001, una costante. Con un caso di scuola: quello della Val Susa, dove a fronte della opposizione al...

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