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Visioni

Mimmo Sorrentino, la sfida del teatro nel carcere

Intervista. Il regista racconta «L’infanzia dell’alta sicurezza», spettacolo nato dal lavoro nel carcere femminile di alta sicurezza, a Vigevano, con le detenute per mafia. «Queste persone non mi hanno scelto, come io non ho scelto loro. Quello che accade nel teatro partecipato è una accensione del desiderio. La sfida più importante è entrare in contatto, costruire una relazione»

Mimmo Sorrentino

Mimmo Sorrentino

«Mio padre era un re». Non è l’inizio di una favola ma il monologo di una delle detenute del carcere di Vigevano. Storie personali adattate a una messa in scena teatrale non convenzionale, un teatro «pensato per chi lo fa e non per chi lo vede». Sono parole di Mimmo Sorrentino, che ha condotto un laboratorio di teatro partecipato con otto donne che scontano pene dure per associazione mafiosa: camorra, ’ndrangheta e così via. Lo spettacolo che ne è il risultato si chiama L’infanzia dell’alta sicurezza ed è stato messo in scena in carcere per ben 25 volte, attirando un...

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