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Politica

Medici e infermieri, escalation di contagi. Il virus corre al Sud

Codice rosso. La percentuale di operatori malati è il triplo rispetto a quella della Cina: «Siamo a mani nude». A Bergamo ci sono 128 medici di base infetti o in quarantena. «Intollerabile, è un rischio serio anche per i pazienti». Giorno nero per la Lombardia. Ma Borrelli: «Trend stazionario». In Veneto censiti i ventilatori usati dai veterinari. Sono 50, ma nessuno vorrebbe usarli.

Brescia, Ospedale Civile

Brescia, Ospedale Civile

È il giorno più nero per la Lombardia dall’inizio dell’epidemia. Solo nella regione i morti delle ultime 24 ore sono 319. A livello nazionale le vittime di ieri sono 475, e mancano per giunta i dati della Campania. È la cifra più alta mai toccata finora in un giorno, mai raggiunta nemmeno in Cina. In totale, l’epidemia di COVID-19 in Italia ha ucciso quasi tremila persone.

I nuovi casi sono 4200, più dei giorni precedenti. Vietatissimo dunque parlare di picco, come qualcuno aveva cominciato a fare. Ma il commissario della protezione civile Angelo Borrelli prova a indorare il dato: «Abbiamo un trend stazionario».

CONTINUA A CRESCERE anche la percentuale di operatori sanitari che si ammalano. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità gli operatori sanitari rappresentano il 9,1% dei casi positivi, cioè il triplo di quanto visto in Cina, dove pure medici e infermieri hanno lavorato in situazioni di grande rischio. Ieri hanno perso la vita l’otorino napoletano Massimo Borghese e Marcello Natali, medico di base nell’area di Codogno. A Bergamo ci sono 128 medici di famiglia ammalati o in quarantena. «I medici sono arrabbiati, esasperati da questo stillicidio di brutte notizie, spaventati dall’escalation di contagi che si sarebbero potuti prevenire ed evitare se solo le istituzioni ci avessero ascoltati sin da subito», dichiara Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo).

«È da febbraio che, come federazione, scriviamo lettere, lanciamo appelli, per chiedere che i medici siano messi in sicurezza, per loro ma anche per evitare che diventino veicolo di contagio verso i pazienti, verso i cittadini più fragili, resi deboli dalle malattie e dall’età avanzata». Non a caso il Comitato Tecnico Scientifico raccomanda di moltiplicare i tamponi sugli operatori sanitari. Ma rimane anche il problema di rifornire gli ospedali e i dottori di mascherine, guanti e altre protezioni. «Non possiamo più permettere che i nostri medici, i nostri operatori sanitari, siano mandati a combattere a mani nude contro il virus».

«SONO STATE DISTRIBUITE oltre un milione di mascherine e 40 ventilatori» necessari per i casi più gravi, ha detto Borrelli nell’incontro quotidiano con i giornalisti. Ma le regioni premono: «Ho chiesto al ministero 200 ventilatori e ne arriveranno 102 entro il 20 marzo», secondo il governatore del veneto Luca Zaia. Nel frattempo ha intrapreso un censimento dei ventilatori veterinari normalmente usati per salvare gli animali. Nessuno vuole usarli, precisano in regione, se non in una situazione di emergenza estrema. Ma intanto ne hanno censiti 50.

NON MIGLIORA INVECE la situazione lombarda, dove anche Cremona non riesce più a accogliere nuovi ricoverati. Alla Fiera di Bergamo gli alpini montano un ospedale da campo, in attesa che in quella di Milano apra un maxi-reparto da 400 posti letto. Il governatore lombardo Fontana ha chiesto al governo anche misure più dure per far rispettare le ordinanze: «Troppe persone ancora sono in giro e non rispettano le regole», nonostante le oltre quarantamila denunce partite nell’ultima settimana per chi viola il lockdown.

DISAGGREGANDO I DATI tra le diverse regioni si notano andamenti diversi tra loro. I ricoveri in rianimazione – secondo gli esperti il dato più affidabile per valutare l’effettiva dimensione del focolaio – in Lombardia, Veneto, Piemonte e Emilia-Romagna salgono più lentamente che altrove, anche perché è materialmente difficile trovare nuovi posti. Invece, hanno iniziato a correre nel sud: negli ultimi tre giorni sono raddoppiati in Calabria e Sicilia (ma anche in Friuli) e addirittura quintuplicati in Puglia. Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro avverte: «Chi guardasse le mappe, con aree che apparentemente non hanno un numero elevato di casi come quelli che caratterizzano Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Marche, non deve crearsi false illusioni». Non ci sono quindi regioni meno a rischio di altre e tutti sono chiamati a seguire le norme. Soprattutto chi ha pochi sintomi, precisa Brusaferro: «Se queste persone non rispettano le regole possono più facilmente trasmettere infezione».


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