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Alias Domenica

Mario Levrero, spazi controllati da regole inintellegibili

Scrittori uruguaiani. In un linguaggio intensamente visivo, Mario Levrero disegna «La Città» come figura illeggibile e ostile, simile a uno specchio mutevole e sinistro: opera di esordio, ora da La nuova Frontiera

Alvaro Zinno  da «Dove dormono  le cose», 2013

Alvaro Zinno da «Dove dormono le cose», 2013

In una delle conversazioni registrate nel corso degli anni e poi pubblicate dall’amico Elvio Gandolfo, Mario Levrero assegna una data precisa al suo esordio di scrittore: il primo luglio del 1966, giorno in cui terminò La ciudad, il primo testo che avrebbe deciso di non cestinare. Quando lo aveva cominciato era talmente immerso nella lettura di Kafka da non poterne prescindere: «Ho cercato di imitarlo, volevo essere Kafka (...). Ci ho provato, e non ho neppure cercato di nasconderlo. In seguito questa influenza si è molto attenuata, non ho mai più tentato di scrivere come un altro o di essere...

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