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Cultura

Magali Bessone, fare giustizia della schiavitù

TEMPI PRESENTI. Una intervista con la filosofa politica che insegna all’Università Paris 1 Panthéon-Sorbonne. «Le riparazioni finora implementate in Francia sono riconducibili a pratiche memoriali, di studio e ricerca. Mentre i crimini coloniali sono più recenti, qui siamo di fronte a crimini di cui siamo eredi. La mia proposta di giustizia politica non è prettamente socio-economica, non è soggettivo-identitaria né giuridico-giudiziaria. Ambisce piuttosto a formulare e mettere in opera dispositivi che consentano oggi alle minoranze marginalizzate, eredi di una specifica storia di dominazione che coinvolge la tratta e la schiavitù, di rivendicare e ottenere diritto di cittadinanza nell’arena del dibattito pubblico. Questa parità partecipativa, che non esiste allo stato attuale, è ciò che permetterebbe una reale riconfigurazione politica del demos»

Nella foto, Magali Bessone

Nella foto, Magali Bessone

È possibile riparare i crimini del passato? Ed è giusto risarcire i discendenti di chi quei crimini li ha subiti? Le compensazioni economiche, d’altra parte, assolvono una funzione realmente riparatrice? Magali Bessone, che insegna filosofia politica all’Università Paris 1 Panthéon-Sorbonne ed è autrice del libro Faire justice de l’irréparable (edito da Vrin), suggerisce che la storia, pur non essendo suscettibile di essere effettivamente “riparata”, fornisca valide ragioni per legittimare la necessità di combattere al presente le ingiustizie sociali che di quella storia remota sono eredi. Nel corso degli ultimi anni il dibattito sulle riparazioni postcoloniali ha acquisito una risonanza crescente...

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