closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

L’Ucraina, l’Economist e la Nato

Crisi ucraina. Narrazioni tossiche su quanto è accaduto e sta accadendo in Ucraina

Le regioni orientali dell’Ucraina sono esplose nelle ultime settimane: i filorussi hanno proclamato la Repubblica popolare di Donetsk e Kiev ha lanciato il piano antiterrorismo. Un’azione che ad ora ha prodotto alcuni morti e un generale ammutinamento dei militari ucraini, di fronte ai civili filorussi. Nelle scorse settimane, nella capitale, i neonazisti del Settore Destro hanno occupato la procura generale e hanno chiesto la radiazione dei magistrati dell’era Yanukovich. La magistratura deve essere allineata con il potere in carica.

Chi aveva pensato che i nodi politici ucraini fossero risolti o in via di soluzione si è sbagliato di grosso. Se si accende il fuoco e lo si alimenta nel nome della democrazia e dei diritti umani si deve essere poi all’altezza delle conseguenze. Il ministro dell’interno del nuovo governo ucraino, Avakov, ha lanciato precise accuse: colpevoli Putin e Yanukovich, tutti gli altri buoni e innocenti.

I mass media occidentali seguiranno Avakov o finalmente affronteranno la realtà dei fatti? Dei fatti avvenuti anche per loro responsabilità, in conseguenza della loro «narrazione» manichea? Mi limito a trattare del manicheismo del più prestigioso settimanale occidentale: l’Economist. Una serie di articoli manichei; ma i mass media occidentali hanno tutti seguito la medesima narrativa o narrativa analoga: colpevole Putin, di tutto; Putin obnubilato dal suo sogno imperiale.

Primo articolo. «L’inferno di Putin» («Putin inferno», The Economist del 22 febbraio 2014 con tanto di foto di copertina, con fuoco e fiamme): l’inferno scatenato da Putin. Gli occidentali colombe. Secondo il settimanale, Barack Obama avrebbe la colpa di non reagire in modo duro. L’Europa che, per colpa di Putin, sarebbe divenuta di nuovo «campo di battaglia» («Europe new battlefield», The Economist, stesso numero). Prove di guerra fredda?

Salviamo l’Ucraina, togliamola dalle grinfie di Putin («Saving Ukraine», The Economist primo marzo 2014). «Sequestrati dal Kremlino» («Kinnapped by the Kremlin», The Economist, 8 marzo 2014 – gli occhi di Putin, da lupo, in tutta copertina). L’Occidente deve reagire con decisione, non nel mondo morbido di Obama. Con il suo modo morbido Obama delude gli occidentali. Con Putin, servono le maniere forti. Occorre piegarlo.
Putin vuole costruire un nuovo impero russo. Lo sta costruendo, passo dopo passo. Occorre contrastarlo con durezza. «Il nuovo ordine mondiale» voluto da Putin («The new world order», The Economist, 22 marzo 2014): in tutta copertina, Putin a torso nudo su un carro armato. Un’ossessione.

I due difetti gravi dell’Economist dal tempo dei tempi: il liberismo ossessivo e l’inclinazione imperialista. Il settimanale fu fondato dal cappellaio scozzese James Wilson nel 1843, quando l’Inghilterra era la prima potenza economica del mondo(ne ha fatto la storia Alexander Zevin su Le Monde Diplomatique dell’agosto 2012).
Il discorso sull’Ucraina è di grande importanza perché è strettamente legato al discorso sull’Unione europea: quella attuale e quella che noi vogliamo costruire in alternativa.

Da ricordare – inoltre – che l’integrazione comunitaria è nata, negli anni cinquanta, con la benedizione degli Stati uniti e sotto l’ombrello militare Nato. Tutti i trattati europei confermano il legame fra Unione europea in costruzione e Nato. L’art. 42 del vigente Trattato sull’Unione europea (Tue) dispone: «la politica dell’Unione […]rispetta gli obblighi di alcuni Stati membri, i quali ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite l’Organizzazione del trattato Nordatlantico (Nato)».

«Gli Stati membri si impegnano a migliorare progressivamente le loro capacità militari». Il protocollo n. 10 sulla cooperazione istituita dall’art. 42 del Trattato sull’Unione europea, allegato al Tue e al Tfue, rammenta che la Nato «resta il fondamento della difesa» dell’Unione europea. Il tutto discende dall’art. 8 del Trattato Nato del 1949 che sancisce che ogni Stato membro assume «l’obbligo di non sottoscrivere impegni internazionali in contrasto con il Trattato». Discutendo di elezioni europee dobbiamo discutere anche di questo.