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Editoriale

Lo Sblocca Lobby non serve all’Italia

Dopo il provvedimento sul lavoro fondato sulla precarietà si apre il capitolo dello «Sblocca Italia», l’efficace slogan coniato da Matteo Renzi al festival dell’economia di Trento. Il premier annuncia di aver inviato una email a tutti i comuni italiani per conoscere quali siano i progetti bloccati. Sulla base delle risposte promette di costruire, entro luglio, un provvedimento legislativo fondato sulla «diminuzione delle autorizzazioni e sulle limitazione dei ricorsi al Tar».

Per un primo ministro sarebbe stato più corretto sotto il profilo istituzionale aprire un confronto con tutte le istituzioni che hanno competenze sul territorio e non solo con i comuni. In questo modo – e per di più in un momento di grave crisi economica – si addita all’opinione pubblica il capro espiatorio: le soprintendenze ai beni ambientali e archeologici, ree di applicare la Costituzione, e la magistratura amministrativa. Si rischia così di disarticolare ulteriormente la struttura dello stato messa a dura prova da vent’anni di tagli e umiliazioni. Nessuna novità. Quando era sindaco, Renzi aveva tuonato contro il soprintendente che si era opposto all’affitto di Ponte Vecchio per una festa della Ferrari: un bene straordinario, patrimonio di tutta la popolazione italiana, utilizzato a fini privati. La festa si era svolta nonostante il parere contrario del soprintendente.

Ma vediamo nel merito le opere che dovrebbero sbloccare l’Italia. Da dieci anni esiste una potentissima lobby che piange quotidianamente sulle sventure dell’Italia bloccata dai veti e ha fatto della guerra al Nimby il proprio motivo di vita. Corriere della Sera, Repubblica e il Sole24ore hanno colto al volo le dichiarazioni di Renzi ed hanno subito rilanciato le statistiche del Nimby forum. Afferma l’ultimo rapporto che delle 354 opere ferme (in media una ogni 27 comuni, una cifra ridicola) il 63% riguardano contestazioni sul comparto elettrico (centrali di produzione, impianti a biomasse e parchi eolici); il 28% il settore dei rifiuti e solo il 7,6% il settore delle infrastrutture.

Il Nimby Forum è sostenuto dai colossi Enel, Edison e Terna che hanno interessi giganteschi nello sbloccare le opere, e da altri attori come il Consorzio Venezia Nuova (quello del Mose) che di recente ha dato elevatissima prova di rispetto della legalità finendo in massa in galera. Questa lobby ha in mente dunque di riempire l’Italia di impianti a biomasse e termovalorizzatori. Mentre l’Europa privilegia la formazione dei giovani e finanzia nuovi lavori basati su tecnologie avanzate, nella riqualificazione e messa in sicurezza dell’ambiente e delle città, noi marciamo spediti con la testa rivolta al passato. Da venti anni saccheggiamo il territorio e l’ambiente ed è lo stesso Nimby Forum ad ammetterlo affermando che «i numerosi no alle rinnovabili colpiscono… anche e soprattutto i piccoli impianti i quali si sono moltiplicati anche in virtù del percorso autorizzativo semplificato» e la soluzione proposta è quella di allentare ulteriormente la legalità. Anche qui nessuna meraviglia: l’ultimo rapporto Nimby Forum 2012 era stato presentato anche da Corrado Clini che di legalità si intendeva magistralmente, almeno stando alle accuse che lo hanno colpito.

Matteo Renzi con il suo provvedimento tenta di completare lo scellerato disegno del ventennio liberista: non attacca più (per ora almeno) la Magistratura – anche perché tra prescrizioni brevi e cancellazione del reato di falso in bilancio ha ben pochi strumenti per perseguire il malaffare – ma un altro fondamentale potere dello stato, quello delle soprintendenze cancellandone ogni ruolo in totale spregio della Costituzione.

La guerra alla burocrazia non c’entra nulla: lo «Sblocca Italia» è la continuazione della scempio del territorio che trionfa incontrastato da venti anni. Nei prossimi mesi si aprirà dunque uno scontro decisivo per il futuro del paese. Da un lato le lobby che hanno contribuito alla rapina negli anni del liberismo e vogliono continuare a far festa saccheggiando il territorio. Dall’altra tantissimi giovani e i comitati spesso senza rappresentanza politica che tentano di costruire un futuro legato alla qualità del territorio e anche alla semplificazione delle regole, ma nel rispetto dei poteri dello stato.