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L’illuminazione tricolore di Palazzo Chigi

Divano. Le città d’arte d’Italia sono, salvo rare eccezioni, preda d’una ignoranza estesa e non scalfita e delle conseguenti, grossolane facilonerie praticate in sostituzione e a spregio della necessaria sapienza che richiederebbe una loro illuminazione, quando fosse attuata secondo criteri culturalmente avvertiti. Un clamoroso esempio di tali subculture imperanti è dato constatare, da alcun tempo in qua, a Roma

Città d’arte, centri storici, palazzi, piazze e strade. Si risolve come fosse ovvia, ma una loro appropriata illuminazione dopo il calar del sole non è questione da poco. Che si tratti di Piazza della Signoria a Firenze o dei Quattro Canti a Palermo, del Palazzo dei Diamanti a Ferrara o del Castel dell’Ovo a Napoli, l’illuminazione degli antichi siti urbani e dei monumenti, non è da ritenersi risolta una volta che sia stata affidata alla diligenza amministrativa dei funzionari degli assessorati. Ma non è questione solo delle celeberrime eminenze d’arte come quelle che ho, a mo’ d’esempio, ora richiamato. Sta...

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