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Lettere

Sanità Lazio, noi precari pagati un terzo per svolgere le mansioni dei dipendenti

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Per noi “esterni” non esistono, o quasi, tutele sindacali. In caso di concorsi per assumere nuovo personale, la nostra pluriennale esperienza non viene presa in considerazione. Presidio alla regione Lazio il 14 luglio
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Egregi Presidente Nicola Zingaretti, Subcommissario Sanità Giovanni Bissoni, Dirigente Cabina di Regia Sanità Alessio D’Amato, Direttore Direzione Regionale Salute e Politiche Sociali Vincenzo Panella,

Siamo lavoratrici e lavoratori di Cooperative e ci occupiamo di riabilitazione: siamo psicologi, assistenti sociali, fisioterapisti, terapisti della neuro e psicomotricità, logopedisti e operatori specializzati, impegnati nella cura delle fasce deboli, delle persone adulte con disabilità, dell’infanzia e dell’età evolutiva. Con definizione tecnica e acronimo: lavoratrici e lavoratori dei servizi T.S.M.R.E.E./D.A. (Tutela Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva/Disabilità Adulti). Pur non avendo rapporti di lavoro formalmente diretti con le ASL, ovvero non essendo dipendenti ASL, siamo coloro che, ogni giorno, rendono possibile la cura per bambini e adulti; siamo lavoratrici e lavoratori che riescono, nonostante le condizioni in cui blocco del turnover e commissariamento della Sanità nella Regione Lazio ci costringono, a garantire servizi fondamentali nella vita di donne e uomini, famiglie, già duramente provate dalle proprie disabilità o da quelle delle persone a loro care.

Siamo dipendenti e collaboratori con partita IVA di Cooperative, ma prestiamo il nostro servizio presso la ASL – Roma 1, rispondendo alle sue esigenze strutturali, non di certo congiunturali. Nel lavoro, siamo chiaramente diretti (dal) e ci coordiniamo con il personale della ASL, lavorando all’interno dei suoi locali e, a tutti gli effetti, prestando la nostra opera per la stessa da molti anni, in alcuni casi moltissimi (anche 15 anni e più): nonostante tutto, viviamo condizioni di drammatica incertezza e una disparità di trattamento che riteniamo assolutamente ingiusta e nociva per noi lavoratrici e lavoratori, e per chi deve usufruire di un servizio di qualità, fondamentale come quello sanitario e riabilitativo.

Sappiamo perfettamente che il suo impegno, Presidente, e recentemente – nell’audizione del 4 aprile scorso con la Commissione consiliare Politiche Sociali e Salute – anche le parole del Subcommissario al Piano di rientro Sanità Giovanni Bissoni, vanno nella direzione di una progressiva internalizzazione del personale sanitario, quando sarà possibile rompere i vincoli che hanno imbrigliato ogni manovra finanziaria espansiva. Lo dimostra già concretamente, tra l’altro, la Finanziaria del dicembre 2015 con la quale, nel Comma 2 dell’Articolo 8, viene sancita l’internalizzazione del servizio CUP. Ma le e vi scriviamo perché siamo molto preoccupati per il nostro prossimo futuro lavorativo e, di conseguenza, per un servizio di primaria importanza come quello che svolgiamo sul territorio.

Le vorremmo chiedere, Presidente Zingaretti, se ritiene giusto che per le stesse identiche mansioni arriviamo a percepire un compenso mensile inferiore di 1/3, a volte di più, rispetto ai nostri colleghi dipendenti o collaboratori diretti della ASL. Oltre a ciò, non godiamo dei diritti e delle tutele sindacali, che, per noi “esterni”, chiaramente sono lettera morta. In caso di concorsi per assumere nuovo personale, che speriamo ci siano molto presto, la nostra pluriennale esperienza non viene presa in considerazione, e non compare nei punteggi; solo a causa di pure e semplici formalità, viene messa a repentaglio la nostra professionalità e il principio di continuità nel rapporto con i pazienti, fondamentale soprattutto nell’ambito in cui operiamo.

Ci chiediamo se la parità di trattamento non debba essere cardine irrinunciabile e siamo convinti che, vista la sensibilità da lei e da voi dimostrata per i temi che stiamo trattando, siate d’accordo con noi nel ritenere privo di alcun fondamento l’atteggiamento discriminatorio nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori delle Cooperative impiegati all’interno delle ASL: retribuzioni diverse, impossibilità di vedere riconosciuta nei concorsi la propria esperienza, sostanziale regime di divisione all’interno delle aziende sanitarie in cui siamo impiegate/i. L’attenzione che l’Amministrazione regionale ha rivolto ai precari della Sanità dovrebbe estendersi anche a tutti quelle lavoratrici e a quei lavoratori, di fatto precari pur essendo esternalizzati, che in questi anni di blocco del turnover hanno rappresentato la spina dorsale del sistema sanitario e che, di certo, non possono essere cancellati con un colpo di spugna.
Avere retribuzioni più scarse, o spesso ricevere le retribuzioni con estremo ritardo, non sapere quali possibilità si avranno nel prossimo futuro, vedere la propria professionalità, le competenze e soprattutto la passione che mettiamo nel lavoro che facciamo e nelle relazioni che costruiamo, in un ambito così delicato, continuamente in pericolo: sono fenomeni sempre più difficile da comprendere e accettare, Presidente Zingaretti. Siamo convinti che comprenderà fino in fondo la nostra complicata situazione.

Ci piacerebbe poterci confrontare con voi, Presidente, Subcommissario e Dirigente della Cabina di Regia, Direttore Direzione Regionale Salute e Politiche Sociali, e per questa ragione vi chiediamo un tavolo, in concomitanza con il presidio che svolgeremo il 14 luglio a partire dalle ore 10:30 sotto la sede della Giunta Regionale, all’interno del quale possano essere trattati compiutamente i suddetti argomenti; in cui si torni a parlare, come fate da tempo, di progressiva internalizzazione, in cui si tematizzi l’aspetto inaccettabile del trattamento impari/iniquo per lavoratrici/lavoratori che svolgono le stesse mansioni e in cui, soprattutto, ci sia data la possibilità di immaginare meccanismi che preservino e riconoscano gli anni di esperienza accumulati lavorando nelle ASL, così da evitare anche la beffa, in caso di assunzioni, di sparire e non poter mettere sul piatto l’esperienza effettivamente accumulata.

Siamo convinti Presidente, Subcommissario, Dirigente della Cabina di Regia, Direttore Direzione Regionale Salute e Politiche Sociali, che non potrete che essere d’accordo con noi: questi anni di emergenza finanziaria hanno prodotto situazioni inaccettabili, che è arrivato il momento di affrontare. Da parte nostra, continuiamo e continueremo sempre a mettere il massimo della passione e della professionalità al servizio della comunità e dei nostri pazienti, per garantire qualità ai servizi erogati: pensiamo però che sia arrivato il momento di sciogliere questa intricata matassa all’interno della quale lavoratrici e lavoratori che più si spendono quotidianamente, e in prima linea, rischiano di rimanere impigliati.