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Lettere

Ri-Porta Vittoria, in lotta

Per rivalutare il territorio, nonostante il Covid
Da qualche giorno noi cittadini milanesi, costretti dall’impietoso avanzare della pandemia, siamo stati nuovamente rigettati in un’atmosfera irreale. Le imprescindibili restrizioni della nostra libertà di movimento, come un triste déjà-vu degli scorsi mesi di marzo e aprile, ci consegnano una realtà, in particolar modo nel piccolo perimetro dei nostri quartieri, vuota, afona e incolore. In questo contesto nel quartiere in cui vivo, Porta Vittoria, semiperiferia in cui convivono tutte le anime dello spettro sociale, in cui soprattutto sono sempre più diffuse l’indigenza e l’esclusione sociale, sta nascendo un barlume, una stella di speranza. Nei sotterranei del passante Ferroviario, proprio sotto l’area dell’ex stazione di Porta Vittoria (finalmente dopo anni di degrado in via di imminente riqualificazione), un gruppo di entusiasti giovani artisti ed educatori sta cercando di ridare anima e colore alla comunità di questo quartiere. Il progetto, dal nome fortemente evocativo di Ri-Porta Vittoria, è ambizioso: portare, senza alcun costo per la cittadinanza, nei luoghi pubblici del quartiere otto eventi-laboratorio che saranno delle vere e proprie feste per stimolare la comunità a riprendersi i suoi spazi; da qui cominceranno le attività con i bambini e i giovani per dare la possibilità a ognuno di partecipare a un doposcuola, di imparare a suonare uno strumento, fare teatro e scoprire l’arte della clownerie. L’iniziativa per diventare realtà, per non rimanere lettera morta, ha bisogno del sostegno di tutti. Il Comune è già intervenuto, l’ha ritenuta giustamente meritevole di pregio. Ma purtroppo non basta. In pochi giorni dovranno essere raccolti 25.000 euro! E’ necessario che ciascuno di noi faccia uno sforzo, dimostri di non voler vivere in un quartiere, in una città rassegnata, piegata dall’abitudine, invasa dall’egoismo.