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Lettere

Quando la scuola ritorna

Eccola la scuola vestita con l’abito buono, quello delle grandi occasioni, quello tirato fuori da un baule impolverato, quello lavato, stirato, sanificato e pronto per essere indossato. Un brontolio di fondo accende gli animi degli adulti affaccendati a ripassare le norme che i bambini, i ragazzi, gli insegnanti e tutto il personale, dovranno rispettare.

I più piccoli si accingono a entrare in aula con la testa piena di raccomandazioni, sacchetti di plastica sigillati, gli amici da tenere alla larga in questa specie di ambulatorio di nome classe che si accinge a osservarli. Ed eccoli pallidi e stufi di tutti i discorsi che han dovuto sopportare in questi giorni, mamme per ore al telefono a consultarsi e rassicurarsi vicendevolmente su mascherine, saponi, merendine, mense che non partono. .

Ecco, ti osservo, bambino con gli occhi verdi mentre ti guardi intorno e cerchi lo sguardo del tuo migliore amico e vorresti giocare a spingersi e a ridere con lui, ma è meglio evitare, ti hanno detto. Oppure lo puoi fare a ricreazione, con la mascherina a un metro di distanza. Poco importa se tu non sai quanto è lungo un metro, presto lo apprenderai per imitazione. Anche questa è didattica, nata dall’esperienza e dalla verifica degli effetti.
Lo so che sei stranito: eppur si deve, ti dicono e ti hanno convinto. Ti frullano in testa le parole degli avvertimenti e gli imperativi si sovrastano: non toccare, lavati le mani, non avvicinarti troppo ai compagni, non alzarti dalla sedia, non, non, non! E nello stesso tempo sta’ attento a quel che dice e fa la maestra, oggi è un giorno bellissimo, sei tornato a scuola, imparerai tante cose nuove. Devi essere contento!

Cosa succede, bambino con gli occhi verdi? Ti viene da piangere?, ti sei emozionato? Le lacrime scendono sulle guance e poi vanno a finire sulla copertina del quaderno. Presto, asciugati gli occhi e metti il fazzoletto in tasca, poi con un altro fazzoletto pulisci la copertina con un po’ di amuchina e metti in tasca anche quello. Fatti forza, in fondo sei in seconda elementare, ti dicono, e tu piano borbotti che però la prima non l’hai fatta! Ma cosa vogliono da me?, ti chiedi, hai nostalgia delle gatte della tua cagnolina e pensi a mamma e papà che staranno parlando fuori della scuola di te, di voi, dei pericoli, con altri genitori. Almeno ci fosse tua sorella, che però è in quinta ed è entrata dall’altro lato della scuola.

Già la immagini pallida e smarrita con i suoi occhi marroni rubati alle castagne (il colore dei tuoi occhi lo hai rubato al mare), impegnata ad ascoltare le insegnanti che invitano alla responsabilità. Le verrà sicuramente da piangere, rifletti, ma resisterà, è grande e deve dare il buon esempio.
E poi ti viene da ridere mentre pensi a tuo cugino che frequenta il liceo. Tutti sanno che è un artista, che i suoi grandi e vellutati occhi neri guardano lontano. Chissà se si ricorda della mascherina. E poi sua sorella, che quest’anno deve fare l’esame di maturità, anche lei, con il sole negli occhi, lei che sembra una modella del cinema , tanto è bella, così innamorata e così distratta, chissà che si ricordi di portarsi l’amuchina a scuola.

Per uscire da tutti questi pensieri, guardi le tue maestre, le osservi bene: “Con noi sorridono e parlano a voce alta, mostrano allegria, ma tra loro parlano sottovoce, sussurrano, respirano a fondo, come faccio io prima degli allenamenti di calcio. Le voci dicono che tutto andrà bene, che noi siamo il futuro e che i grandi sanno che noi faremo di tutto per fare le cose giuste che ci chiedono. Chissà se sanno come ci sentiamo, se ci sanno leggere nel cuore, se tra le tante fatiche, le difficoltà che hanno dovuto affrontare, ci siamo anche noi bambini, ragazzi, che siamo stati dentro questa paura che adesso che siamo ritornati a scuola, forse sparirà”. Ho rubato la voce della volpe del Piccolo Principe, ma ora gliela restituisco con gratitudine.