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Lettere

Natale e auguri da noi genitori di figli all’estero

Il cellulare di Fabrizia suonava a vuoto quella notte. Noi genitori dei figli all’estero abbiamo imparato ad usare Skype, i voli lowcost, le offerte on line, i contratti dei gestori telefonici, internet… almeno per dire quando ci prende l’ansia «come stai amore? ce la fai a venire per Natale?». Sono una di quelle persone che ha deciso in un certo momento della sua vita di scegliere la variazione della propria residenza fuori dalla grande città, andando ad abitare in un piccolo paese della provincia viterbese. Un passo importante quando si ha più di 50 anni e invece in questi 14 anni fuori da Roma, ho scoperto sempre più persone come me che hanno dovuto, per sopravvivere, andare ad abitare in un paese dove le case fossero alla loro portata economica, e sono diventate pendolari: emigrazione interna.

Poi in questi anni ho scoperto internet e tutto quello che poteva offrire per avere informazione e comunicazione. I nostri figli o nipoti, figli di amici amiche, sono andati lontano e non solo (ben venga) per curiosità umana e culturale ma soprattutto per mancanza di una elementare basilare realtà di lavoro retribuito, anche se non adeguato alle aspettative e alla preparazione professionale.

Fabrizia Di Lorenzo è rimasta tra quelle bancarelle berlinesi? È con noi, da questi primi pensieri di una mattina vicina a Natale, è una fitta gelata al cuore il pensiero di quella famiglia corsa a capire, riconoscere la propria figlia e sorella lì, in una sala di ospedale. Invito il ministro Poletti e tutte le persone che ci amministrano a pensare bene quando parlano di noi, noi che ancora viviamo in Italia, che manteniamo il Parlamento, le famiglie di loro parlamentari, i dirigenti delle Amministrazioni, dei partiti, degli Enti e dello Stato italiano tutto; invito tutta questa gente mantenuta da noi, a scusarsi pubblicamente per le continue offese che hanno fatto e fanno alla Costituzione che prevede il diritto al lavoro, e a lasciare lo spazio a noi che abitiamo ancora in Italia, alle nostre storie e suggerimenti.

Imparate a restare in silenzio, voi del potere, almeno a soppesare bene le parole da dire, che sono spesso insulti lanciati tra di voi, su di noi.

A tutte e tutti invio gli «Auguri Scomodi» di Don Tonino Bello, anche se sono passati 22 anni, eppure mai così attuali. Già, in questi 15 anni da quel 2001 di Genova e delle Due Torri, non camminiamo più in centinaia di migliaia contro la guerra, la guerra è entrata dentro le nostre case, con la paura che i sogni dei nostri figli possano essere infranti con niente, un gesto folle e forse soppesato al tavolo della crudeltà globale, che non ha nessun volto religioso. Siano auguri scomodi e fastidiosi a tutte e tutti voi che non avete a cuore la sorte dell’Italia, malgrado questo è il vostro lavoro, retribuito egregiamente.

Un abbraccio fortissimo a tutte le famiglie che non possono essere al completo neanche in questi giorni di festa, perché i loro familiari sono lontano o non ci sono più… Noi vi siamo vicinissimo.

Con amore infinito e rispetto.