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Lettere

La vita di Nemtsov

Ho letto con stupore e indignazione quello che scrive Roberto Livi sul «manifesto» a proposito di Nemtsov. Scrive che lo aveva conosciuto e che gli aveva parlato, peccato che non gli abbia chiesto delle sue responsabilità nel colpo di Stato di Eltsin del ’93 contro il parlamento e della tragedia delle riforme che decimarono la popolazione russa con grande plauso in entrambi i casi dell’occidente.
Nemtsov con Gaidar, Chubais ed altri giovani riformatori erano i «Chicago Boys» di Eltsin e gli oligarchi erano il risultato delle loro politiche.

Naturalmente dipesero poi dal potere degli oligarchi, e cercarono di limitarlo vendendo il paese agli investitori esteri, gente come Soros. Nel ’97 Brzezinski può scrivere che gli Stati Uniti avevano a portata di mano il controllo dell’Eurasia perché la Russia si stava disgregando nelle molte realtà nazionali che non rispondevano più ad un potere centrale, era in atto la balcanizzazione della Russia con guerre connesse, niente di diverso da quello che era accaduto in Jugoslavia. Livi scrive che Nemtsov era un libertario, pensa sia vero, ma lo era nel modo in cui sono libertari i neocon americani.

Nemtsov è responsabile della tragedia non solo del popolo russo ma anche della nostra tragedia, naturalmente se la conseguente globalizzazione a egemonia americana è una tragedia con il suo corollario di guerre nell’est dell’Europa, nel medio oriente, in Africa, in Venezuela.

Per capire quello che è successo nella ex Unione Sovietica sarebbe opportuno che fossero pubblicati libri disponibili in inglese come «Sale of the Century» della insospettabile Freeland che ha simpatia per i riformatori, ma fino ad un certo punto; oppure «The Tragedy of Russia’s Reforms, Market Bolshevism Against Democracy» di P. Reddaway e D. Glinski. I lettori avrebbero qualche elemento per non essere presi in giro.

Cavalieri Tiziano

La risposta di Roberto Livi

Comprendo la sua indignazione, Tiziano, nei confronti della banda Eltsin i cui disastri ho seguito mentre ero corrispondente (del «Messaggero»). Ma nel mio articolo scrivo di Nemtsov: «Era della cordata di riformatori liberisti alla Gaidar, affiliati alla scuola di Chicago, responsabili delle privatizzazioni selvagge che smembrarono l’Urss consegnando gli assets più succulenti a “oligarchi” e mafie di varia natura. Dunque, ben visto dall’Occidente…». In sostanza quanto lei dice.

Anche citando Berezovski, che degli oligarchi faceva parte e fu solo più furbo (e con meno coraggio) di Khodorkovski, perché emigrò quando nel mirino di Eltsin erano lui e alcuni suoi “colleghi” (in una guerra di potere) e il gioco si faceva pesante.

Francamente, non so della responsabilità di Nemtsov nel colpo di stato del ’93, come lei dice.

Comunque, incontrai Nemtsov casualmente in casa di un conoscente, col quale volevo discutere di Cecenia.

Mai ho affermato che Nemtsov era un libertario, ma che si inseriva nella corrente politica autodefinitasi nazionalista democratica. E comunque, per la sua opposizione a Putin ci ha rimesso la vita. E non è poco.

Roberto Livi