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Lettere

La verità sulle traversine joniche. Ma non tutta la verità

La let­tera del 23 otto­bre 2015 di Rfi

L’articolo «Tra­ver­sine Tos­si­che alla sta­zione FS. Indaga la pro­cura» (Sil­vio Mes­si­netti — il mani­fe­sto 17 otto­bre 2015) merita alcune precisazioni.

Venerdì 16 otto­bre 2015 è stato con­cluso, nel rispetto delle leggi in mate­ria di sicu­rezza ambien­tale, lo smal­ti­mento delle tra­ver­sine in legno pre­senti nella sta­zione Praja-Ajeta-Tortora. Erano state rimosse dai binari, e accan­to­nate in un’area di can­tiere, durante i lavori di poten­zia­mento infra­strut­tu­rale della stazione.

Il cro­no­pro­gramma dei lavori, appro­vato nei mesi pre­ce­denti, pre­ve­deva il loro effet­tivo smal­ti­mento a par­tire da venerdì 9 otto­bre. Da lunedì 12 otto­bre è stato pos­si­bile rimuo­verle con una ditta spe­cia­liz­zata, già peral­tro indi­vi­duata, pre­via auto­riz­za­zione, su istanza di RFI, dell’Autorità giu­di­zia­ria (erano state poste sotto seque­stro dalla Guar­dia di Finanza lunedì 5 ottobre).

Rete Fer­ro­via­ria Ita­liana (Gestore dell’infrastruttura fer­ro­via­ria nazio­nale) real­mente, non in teo­ria come scri­vete, uti­lizza ditte spe­cia­liz­zate e cer­ti­fi­cate per smal­tire i rifiuti peri­co­losi. Su que­sto tema l’attenzione di RFI è stata sem­pre mas­sima. Per garan­tire il recu­pero nella piena tutela dell’ambiente i con­tratti qua­dro sti­pu­lati con le imprese spe­cia­liz­zate pre­ve­dono par­ti­co­lari per­for­mance ambien­tali, più restrit­tive rispetto alla nor­ma­tiva vigente. Con la clas­si­fi­ca­zione, nel 2002, del legno creo­so­tato come rifiuto spe­ciale peri­co­loso (nuovo Codice Euro­peo dei Rifiuti), Rete Fer­ro­via­ria Ita­liana ha ulte­rior­mente inten­si­fi­cato i con­trolli sulle atti­vità dei pro­pri for­ni­tori.

Inol­tre, RFI impe­di­sce tas­sa­ti­va­mente che le tra­ver­sine in legno siano smal­tite diret­ta­mente dalle imprese appal­ta­trici dei lavori.

Le tra­ver­sine in legno ven­gono sosti­tuite, con tra­verse in cemento armato pre­com­presso, man mano che il bina­rio arriva alla fine della sua vita tec­nica, quindi durante inter­venti dedi­cati di manu­ten­zione delle linee fer­ro­via­rie. Par­lare quindi di piano nazio­nale di dismis­sione è inap­pro­priato. Negli ultimi 20 anni, poi, è stata dra­sti­ca­mente ridotta la pre­senza di tra­ver­sine in legno sugli oltre 16.700 km di rete fer­ro­via­ria. Dagli anni ‘90 le Fer­ro­vie non ven­dono più tra­ver­sine in disuso ai pri­vati, che comun­que dove­vano sot­to­scri­vere un impe­gno a usare i mate­riali sulla base delle moda­lità con­sen­tite dalla nor­ma­tiva. È priva di ogni fon­da­mento, poi, l’ipotesi che le tra­ver­sine in legno non più in uso siano riu­ti­liz­zate per “svec­chiare” alcune linee ferroviarie.

Rete Fer­ro­via­ria Ita­liana si riserva di tute­lare la pro­pria imma­gine nelle sedi più oppor­tune in rela­zione alla vostra insi­nua­zione di un velato coin­vol­gi­mento nel «busi­ness ille­git­timo di rifiuti spe­ciali e pericolosi».

Ste­fano Biserni, Rela­zioni con i Media, Rete Fer­ro­via­ria Italiana

La replica di Sil­vio Messinetti

Tutto vero quel che scrive Ste­fano Biserni, diri­gente di Rete fer­ro­via­ria ita­liana. Ma non è tutta la verità.

E qui entra in gioco la poli­tica con le sue responsabilità.

Nes­suno nega che Rfi stia rimuo­vendo e poi sosti­tuendo nel corso degli anni le tra­ver­sine in legno. Ma la que­stione è un’altra. Con­cerne la fase suc­ces­siva della filiera quando Rfi cede il passo ad aziende pri­vate. Che fine fanno le tra­ver­sine sosti­tuite? Quale sicu­rezza abbiamo che siano effet­ti­va­mente smal­tite come rifiuti spe­ciali peri­co­losi? Non potreb­bero essere smer­ciate ille­gal­mente, piaz­zate sul mer­cato estero o magari inter­rate? Affi­darsi ai pri­vati ha dei van­taggi in ter­mini di snel­lezza della pro­ce­dura. Ma pre­senta dei costi in quanto a trasparenza.

Quale cer­tezza abbiamo che le aziende pre­le­vino le tra­ver­sine per por­tarle poi a desti­na­zione? Pra­ti­ca­mente nes­suna. Anche per­ché non esi­stono aree di stoc­cag­gio fisse.

Nell’inchiesta della Dda di Milano, che nel 2010 ha sgo­mi­nato la ‘ndran­gheta in Lom­bar­dia, sono elo­quenti i rac­conti degli ope­rai di una di que­ste ditte. Nel corso del rifa­ci­mento del tratto Airuno-Usmate nello sman­tel­lare la vec­chia fer­ro­via le tra­ver­sine dove­vano essere estratte dai binari, poi accan­to­nate, infine frantumate.

Sulla carta, e, magari, nero su bianco nei con­tratti. In realtà, que­sta cosa non veniva fatta. E le tra­ver­sine erano pre­le­vate, por­tate in altro luogo sem­pre sul tratto della fer­ro­via e poi sot­ter­rate. Per inciso, quelle tra­ver­sine erano inqui­nanti non solo per il creo­soto ma anche per­ché imbe­vute dell’amianto deri­vante dai freni.

Tor­nando al caso nostro, le 70 ton­nel­late di tra­ver­sine seque­strate erano acca­ta­state in uno spiazzo insieme a due vagoni abban­do­nati e quin­tali di mate­riale edile. Senza l’intervento dell’autorità giu­di­zia­ria che fine avreb­bero fatto?

Ecco, le istanze degli ambien­ta­li­sti per un piano nazio­nale di smal­ti­mento e di boni­fica allu­dono pro­prio a que­sto. E chia­mano in causa il governo.

Sil­vio Messinetti