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Lettere

Il «taglio» un attacco alla democrazia

Proviamo a rispondere all’articolo del 25 luglio scorso di Gian Domenico Migone.

Innanzitutto, il referendum: indipendentemente da chi lo ha chiesto e perché, meno male che c’è. Almeno si parla di questa riforma, che era passata nel silenzio generale, pur essendo di rilievo costituzionale e per la quale -non scordiamolo – alcuni partiti hanno votato a favore alla quarta lettura, dopo aver votato per tre volte contro.

Rispetto alla riduzione (senza addentrarci nei, pur a nostro avviso importanti, “dettagli tecnici”), anche le premesse implicite non ci convincono. Migone si chiede: “Perché rinunciare a decurtarne il numero?”.

La questione va rovesciata. Perché la riduzione, invece?

Il problema è davvero oggi che abbiamo un numero di Parlamentari troppo elevato? Perché ci si ostina a individuare ricorrentemente nelle istituzioni democratiche volute dalla Costituzione l’origine di ogni male, screditandole ulteriormente? Il risparmio è comunque ridicolo e nemmeno i 5 Stelle lo usano più come spiegazione.

Allora? Per dare un segnale a un sentimento di sfiducia o più ormai diffuso fra cittadini e cittadine: “Sì, avete ragione, e per dimostrarlo ci togliamo di mezzo”? È paradossale. Il messaggio da dare non è questo. Dovrebbe essere piuttosto: “Dobbiamo fornirvi Parlamentari migliori, una buona politica e una buona legge elettorale. E, per favore, cercate di aiutarci anche voi con il vostro voto o la vostra protesta”.

Se la barca della democrazia parlamentare fa acqua, la responsabilità è di tutti. Con la riduzione, si finge di togliere acqua (per la pia illusione di chi ci crederà), ma non si chiudono le falle. Al contrario. Con le ghigliottine (o le forbici) non si arriva lontano.

Non se si vuole mantenere il senso, il principio, di una democrazia, per quanto imperfetta, come tutte.