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Lettere

I movimenti alla sindaca Raggi: parliamo di autogoverno al Cinema Palazzo

cinema palazzo 2 raggi

La sindaca di Roma Virginia Raggi in un dibattito al Nuovo Cinema Palazzo Occupato

Il movimento #decideRoma invita la Sindaca di Roma Raggi e la nuova Giunta alla quinta assemblea di autogoverno il 20 luglio 2016

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I giorni bui del commissariamento di Roma sono – almeno formalmente – terminati, con l’epocale e auspicata disfatta del Partito Democratico, e con l’apertura di una nuova fase istituzionale.

Roma esce così dal trauma dello scandalo di Mafia Capitale, che ha portato alla luce alcune (solo alcune!) delle sue problematiche, prima tra tutti la capacità di poteri non eletti di manovrare a proprio favore la guida di questa città. I romani e le romane hanno visto più e più volte, negli ultimi anni, costruttori e speculatori di ogni genere sostituire completamente la politica urbanistica della città, con una pianificazione basata sui loro interessi privati a scapito dello sviluppo armonico e razionale e nell’interesse comune. Per uscire da una tragicomica crisi istituzionale, quei poteri forti hanno trovato la via – autoritaria e antidemocratica – del commissariamento, affidando al Commissario Tronca compiti da portare avanti con spregiudicata rapidità.

Invece di occuparsi della gestione ordinaria in attesa delle nuove consultazioni e della nuova giunta democraticamente eletta, la gestione Tronca ha tentato di gettare le basi della politica sociale ed economica della città nei prossimi anni – a partire dal D.U.P., Documento Unico di Programmazione. In nome di una legalità che sembrava avere il senso di una vera e propria pulizia sociale, si è proceduto a spada tratta nel tentativo di sgomberare Roma da tutto ciò che non rientrasse in logiche di puro mercato. Le ricette di quel commissariamento, che ha provato ad essere costituente, sono state le più fallimentari e le più pericolose: finanziarizzazione delle commons, svendita del patrimonio pubblico, privatizzazione dei servizi. Tutto ciò in nome di un debito pubblico infame e illegittimo, principalmente prodotto da interessi usurai, che oramai però sembra diventato la giustificazione, necessaria e inevitabile, di ogni scelta socialmente inaccettabile.

In questo modo, sul terreno del patrimonio pubblico, si è messo in atto un piano efferato di sgombero di tutte le realtà sociali che, da decenni, utilizzano e valorizzano quel patrimonio (per lo più dimesso o abbandonato) per rendere migliori i propri quartieri, per offrire i servizi che il pubblico non riesce a garantire, per sperimentare modelli di solidarietà e mutualismo dal basso, per organizzare la difesa dei territori dal degrado sociale e dalla speculazione. Quel pezzo di città, la città solidale, è stata coperta del fango di Affittopoli – laddove essa nulla ha a che fare con i meccanismi opachi e corrotti che quell’inchiesta si proponeva di affrontare. Quel piano efferato di sgomberi – disposto e sollecitato da due terribili delibere della Giunta Marino, la n. 219/2014 e la n. 140/2015 – aveva invece ad obiettivo realtà associative e spazi sociali di ogni ordine e grado, che hanno creato ricchezza sociale, civile, partecipativa e democratica, avviando scuole, teatri e palestre popolari, momenti di incontro e partecipazione attiva, nuove e inedite forme di sindacalismo sociale, fuori e oltre le leggi di mercato, lottando ogni giorno contro quel degrado sociale, culturale e politico che aggredisce soprattutto le nostre periferie. Una minaccia che, purtroppo, ancora oggi non si può dire svanita.

«Roma non si vende – Decide Roma» è stata la risposta dei cittadini, degli abitanti di Roma ai mesi bui del commissariamento della politica, della sua assenza. Ci siamo riuniti nei territori, nei quartieri, nelle periferie, creando momenti di discussione, di confronto, di decisione collettiva dal basso, di autogoverno. Nel nostro percorso abbiamo già avuto modo di incontrare la sindaca Virginia Raggi, in veste di candidata, al Nuovo Cinema Palazzo a San Lorenzo, e di aprire un primo confronto sui principi che dovrebbero a nostro avviso (ma non solo), regolare una nuova visione della città, del suo patrimonio pubblico e dei servizi essenziali. Principi e valori che abbiamo tradotto in una «Carta di Roma Comune», un manifesto politico, “costituzionale”, in cui sono elencati i capisaldi di una politica urbana che voglia dirsi effettivamente nuova, rivoluzionaria.

Cogliamo con evidente favore i continui richiami della Sindaca Raggi alla partecipazione dei cittadini, nella misura in cui la partecipazione attiva, concreta e solidale è stata e continua ad essere l’asse portante di una diversa concezione della vita politica e sociale – la stessa che abbiamo posto alla base, in questi mesi, del nostro percorso. Così come cogliamo con stupore e con fiducia l’inedita disponibilità al dialogo che la nuova Giunta ci ha dimostrato lo scorso 7 luglio, quando – in concomitanza con il suo insediamento, insieme ai lavoratori dei canili comunali, a quelli delle cooperative dell’accoglienza e agli altri operatori dei servizi pubblici esternalizzati di Roma, vittime di licenziamenti o di mancate retribuzioni – abbiamo manifestato sotto al Campidoglio, pur essendoci stato precluso dalla Questura l’accesso alla piazza.

Sul tema dei Beni Comuni Urbani (così come su quello dei Servizi Pubblici Essenziali e su quello dell’Audit Pubblico sul Debito) abbiamo lavorato, in questi mesi, come un’intelligenza collettiva, portando all’attenzione della città criticità e nuove prospettive, macroscopici inganni e realtà virtuose. Un lavoro che proseguirà, nella continua ricerca di nuove e differenti linee di sviluppo sociali, politiche e culturali, che contrastino il potere del capitale speculativo finora imperante, attraverso forme concrete di autogoverno territoriale. Un lavoro di ricerca politica che, già oggi, è in grado di proporre alternative qualificate sia all’opzione della svendita, sia all’opzione del bando, che consegna gli spazi alla concorrenza e dunque alla competizione, senza tutelare il valore storico di esperienze radicate nei territori. Un’alternativa che passa dal riconoscimento degli usi civici, delle soggettività autonome, e dunque dei Beni Comuni Urbani, appunto, sulla scorta dei precedenti giuridici già affermati in più di 90 città d’Italia – a partire dall’esperienza amministrativa e sociale avanzatissima di Napoli, da prendere oggi come punto primario di riferimento e di confronto.

Su queste basi, riteniamo che sia ora possibile, ma anche improcrastinabile, l’avvio di un confronto tra la nuova Amministrazione e le realtà collettive e associative di Roma, per avviare un vero e proprio laboratorio sui Beni Comuni Urbani, che sia effettivamente luogo di condivisione e sperimentazione politica. Invitiamo quindi tutti i romani e le romane e la Sindaca Virginia Raggi a tornare insieme alla sua nuova Giunta a San Lorenzo, in Piazza dei Sanniti davanti al Nuovo Cinema Palazzo, il prossimo 20 luglio alle ore 18.00, per la quinta Assemblea di Autogoverno, per proseguire il confronto avviato.