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Lettere

Granello di sabbia e grande macchina


Fin da bambini abbiamo imparato, e constatato,  che da un piccolo seme può nascere un bellissimo albero e che un piccolo granello di sabbia può arrestare l’ingranaggio di una grande macchina. Un’idea può diventare il seme. Un gruppo di persone può essere il granello.

I fatti e la questione

Nel dicembre del 2020,  la finanza globale, forse la più grande e potente macchina di organizzazione economica e sociopolitica al mondo, ha messo le grinfie sull’acqua aprendola come materia prima alle transazioni finanziarie speculative. In pochissimi anni il valore dell’acqua ed i suoi usi, saranno fissati sui mercati borsistici (come succede con  il prezzo del petrolio o dell’oro) dal prezzo volatile dei contratti di vendita e di acquisto dell’acqua a vasta scala, specie dell’acqua per l’agricoltura. La grande macchina avrà totalmente dimenticato il significato del diritto universale all’acqua e del valore dell’acqua come bene comune essenziale per la vita di tutti (come è successo per il grano e per il riso).

Nel 2021, dei pezzetti della variegata nebulosa mondiale della società civile attivi nella promozione dei diritti e nella difesa dei beni comuni essenziali per la vita si sono mossi, tra questi l’Agorà degli Abitanti della Terra, lanciando delle azioni di denuncia contro la messa dell’acqua in borsa. Una campagna internazionale è in corso “liberiamo l’acqua dalla Borsa”. Le lotte di resistenza e di opposizione diventeranno ancor più necessarie, dure,  difficili.

La questione è di sapere se questi granelli riusciranno ad arrestare la  grande macchina asservita agli interessi privati di grandi potentati economici  mondiali. Dall’ottobre del 2021, la questione è ancora più pressante perché la messa dell’acqua in borsa appare come uno dei passi chiave nel contesto della strategia della finanza globale di accaparramento  dell’insieme dei beni naturali del pianeta. Il 25 ottobre “Wall Street”, la Borsa di New York, la principale borsa al mondo, ha deciso di aprire  una nuova classe di averi finanziari, i cosiddetti “Natural Assets”, il che significa che tutti i beni naturali della Terra saranno destinati ad essere accaparrati da imprese quotate in borsa e governati dalle logiche  speculative dei mercati borsistici.

I  rapporti di forza in gioco

La posta in gioco è d’importanza capitale: scardinare i processi in corso di consolidamento e concentrazione del potere sulla vita in mano ai signori della finanza globale. I rapporti di forza sono fortemente squilibrati. Da un lato, una società civile molto frammentata in migliaia di associazioni locali e nazionali, sovente in competizione tra loro, senza solide strutture di coordinamento su scala mondiale,  dotata di mezzi finanziari modesti per di più accordati dai poteri pubblici e da donatori privati legati al mondo del grande business. Dall’altro, la macchina della finanza: un sistema mondiale dotato di poteri economici e politici smisurati.

Si pensi che solo uno dei suoi attori, fra tanti altri potenti, il fondo d’investimento privato piu importante al mondo, Black Rock, gestice più di 9,1 trilioni di $ essendo cosi la terza potenza  finanziaria al mondo dopo gli Stati Uniti e la Cina. Il PIL dell’Italia non supera i 2,4 trillioni annui. Il Black Rock possiede partecipazioni  al capitale  di 18.000 imprese  al mondo! Ed è proprio su istigazione dei Black Rock che la borsa di Chicago e la borsa di New york hanno messo in borsa rispettivamente l’acqua ed i beni naturali.

In secondo luogo, se nel passato le due principali funzioni della finanza, il risparmio e l’investimento, erano distinte e rispondevano ad istituzioni e regole di funzionamento differenti (le casse di risparmio non erano banche d’investimento e viceversa) , oggi ogni soggetto finanziario è autorizzato a compiere le due funzioni. Anche le assicuraioni  sono state integrate nella macchina , da qui il concetto di “finanza globale”. Inoltre, la stragrande maggioranza degli operatori finanziari sono dei soggetti privati, allorchè fino agli anni ‘70 predominavano i soggetti pubblici. La finanza è diventata un campo di dominio privato, la  moneta stessa avendo cessato di essere uno strumento ed un “bene” pubblco sotto il controllo e la sovranit)à degli Stati. Le monete si vendono e si comprano  come ogni altro bene sui mercati delle devise. La politica  monetarai  è stata sottratta agli Stati, salvo alcune eccezioni, e trasferita alle imprese finanziarie (banche, fondi d’investimento…).

Le Borse non sono più organismi gestiti da imprese pubbliche ma da gruppi finanziari privati.  La Borsa di Chicago  è gestita dalla Chicago Mercantile Exchange  impresa del CME Goup, uno dei princpali gruppi finanziari al mondo che ha assorbito, poche anni fa Euronext, la principale  piazza finanziaria europea che ingloba le borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e…Milano! Anche  le  Banche centrali  non sono più pubbliche. La Banca Centrale Europea è addirittua un’istituzione indipendente dalle autorità dell’Unione europea. Decide senza dover loro rendere conto delle sue scelte.

Infine, ma potrei continuare a sciorinare dati in materia,  last but not least, la finanza è diventata un insieme  di attività  dissociate dall’economia reale, un mondo sempre di più tecnocostruito: fondato su un universo di potentissime macchine “intelligenti” (pensiamo alle monete Bitcoin ) operanti su spazi (senza frontiere) e tempi non umani (al millionesimo di secondo!).

Un cambio impossibile? No, ma l’impresa può uscire dal campo dell’impossibile delimitato dai dominanti.. Come?

Perché il cambio accada, il granello non deve avere fretta. Deve essere cosciente, e non impaurito, del fatto che la lotta domanderà tempi lunghi, lunghissimi. Pensiamo alla lotta ancora in corso contro il patriarcato e per l’uguagliazna dei diritti  tra uomini e donne; alla lotta contro il razzismo;  per la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa; per l’approvazione del trattato d’interdizione delle armi nucleari; per la messa al bando dei pesticidi dannosi alla salute umana e della terra; per l’abolizione dei paradisi fiscali…

Il granello deve essere audace e restare integro, fedele all’obiettivo. Non deve accettare concessioni o accordi parziali che rimandano l’obeittivo a tempi “migliori”. In questo campo di lotta, il granello deve rinunciare con forza alla politica dei piccoli passi. Questi non faranno che allungare le prospettive del raggiungimento senza dare nessuna garanzia che dai piccoli passi si giungerà necessariamente all’obiettivo.  

La storia della lotta contro la mercificazione  e la privatizzazione dell’acqua e dei servizi idrici mostra chiaramente che se l’acqua ha cessato di essere “acqua pubblica” è perché molte associazioni di difesa dell’acqua hanno creduto di ben fare (“salviamo questo, altrimenti perderemo tutto”) accettando in parte le soluzioni imposte dai dominanti. I piccoli passi possono essere una buona strategia per i potenti ma non per gli indeboliti e gli esclusi. “La radicalità è la forza dei deboli”: non ricordo più dove ho letto questa frase, ma mi sembra un’affermazione di grande saggezza.

Il granello, anche se resta piccolo sul piano numerico, deve mirare a conquistare una forte capacità autonoma di narrazione, di proposizione e progettazione culturale e politica, di una visione del mondo differente, alternativa , vista e sentita tale, e pertanto, capace di raccogliere adesioni e suscitare emozioni in fasce minoritarie della popolazione, ma d’importanza cruciale. Lo “sviluppo  sostenibile” si è svilito appena ha ceduto  alle sirene dei dominanti,(l’obbligo dei risultati, la resilienza, l’economia circolare….).

Il granello deve uscire dalle sue località di origine e diventare, se non una “promessa” mondiale,  almeno un passaggio  stimolante sul cammino della trasformazione alternativa. La storia mostra che i cambiamenti ”locali”, accettati o tollerati dai dominanti perché sovente “irripetibili”, possono addizionarsi ma raramente trasformarsi in una forza di rottura. Per quanto meritevoli, i risultati raggiunti dalla finanza etica  hanno solo scalfito alcune parti esterne dell’attuale macchina della finanza.

Quest’ultima condizione implica, da parte del granello, il mantenimento di una forte capacità di narrazione autonoma, originale, rispetto alle narrazioni dei dominanti in campi fondamentali.. Il granello commette un grosso sbaglio se continua ad utilizzare il concetto di “governanza” al posto di “governo” e di “democrazia”.

La forza dell’autonomia narrativa sta nel fatto che da essa nascono le utopie, i progetti, i desideri e cresce la speranza, che apre orizzonti nuovi e trasforma il desiderio in potenza creatrice. Questa è l’audacia da cui scaturisce un’altra storia, l’altra agenda. Ed il granello farà saltare la macchina.

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