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Lettere

Gabrielli: «Ecco cosa ho fatto sulla casa a Roma»

Gentile direttore,

l’articolo in cui Paolo Berdini, prendendo spunto dallo sventato tentativo di occupazione di un immobile in via Ostiense, taccia i Prefetti «che governano Roma» di cecità e strabismo di fronte al disagio abitativo, merita alcune brevi note di replica.

Nell’aprile dell’anno scorso, quando sono diventato Prefetto di Roma, le strategie di risposta all’«emergenza-casa» erano ad un punto morto.
La delibera del gennaio 2014, con la quale la Regione aveva stanziato 192 milioni di euro per reperire abitazioni per quanti vivono in condizioni precarie, era rimasta paralizzata dalle divergenze tra gli uffici regionali e comunali sul come darvi attuazione. Di contro, il numero degli edifici occupati illegalmente era salito, solo a Roma, a 110, scatenando le ovvie, ma anche giuste, rimostranze dei proprietari pubblici e privati. Un’equazione impossibile, di cui la Prefettura di Roma si è fatto carico a tutto tondo, non limitandosi – come pure avrebbe potuto fare – a un cieco ripristino della legalità formale.
In dieci mesi, sono state ridotte le occupazioni, scese a 101, con interventi però che hanno sempre avuto cura di non pregiudicare le situazioni ad uso effettivamente abitativo. Su questo versante – con l’unico strumento a disposizione: la moral suasion – abbiamo fatto un grande sforzo per riaccendere il dialogo tra Regione e Comune e dare concreta attuazione alla delibera del 2014, in modo da giungere al rilascio pacifico degli edifici. Va a merito di questa attività se il percorso intrapreso si sta avviando alla conclusione, aprendo a chi ne ha veramente titolo la prospettiva di potersi vedere assegnata una sistemazione alloggiativa degna.
Ma il compito della Prefettura è anche quello di prevenire ulteriori aggravamenti dell’emergenza-casa. Penso alle diverse centinaia di cittadini romani che rischiano di perdere le loro abitazioni di edilizia agevolata e convenzionata (i cd «piani di zona»), a causa di comportamenti spesso poco chiari da parte dei proprietari e di una mancata vigilanza delle Amministrazioni competenti. Anche su questo fronte, la Prefettura, andando oltre il proprio compito burocratico, sta esercitando un’opera di sensibilizzazione istituzionale che si spera possa contribuire ad una soluzione equa.
Guardando a queste cose, mi pare immeritato il giudizio di un Prefetto «cieco» e «strabico».
Ma si sa, per poter vedere bene bisogna conoscere e per conoscere bisogna informarsi.
Colgo l’occasione per salutarla cordialmente.
* Prefetto di Roma

***

La risposta di Paolo Berdini

Sono molto d’accordo con le considerazioni della replica del prefetto Gabrielli: è vero infatti che i 192 milioni stanziati dalla regione Lazio erano bloccati dal fallimento della maggioranza capitolina e sono stati invece sbloccati anche grazie alla sua azione. Pieno accordo, dunque.
Ma non era questo il motivo del mio giudizio. Esso si riferiva a tre fatti. Il primo sottolineava che gli occupanti di via Ostiense erano stati sgomberati da poco da un’altra occupazione e che senza una prospettiva di soluzione la città rischia di assistere ad una spirale che spaventa ogni persona responsabile. Il secondo si riferisce il fatto che è passata la tesi che i responsabili del disastro della città sono i famelici inquilini. La loro stragrande maggioranza non ha invece colpa: essa ricade solo sulla famelica politica che ha dominato gli anni scorsi. Il terzo riguarda il fatto che per ricostruire un profilo di equità sociale occorre chiudere gli enormi fitti passivi che paghiamo per mantenere i palazzi ghetto. Questi tre temi non sono contenute nella replica e ciò conforta il contenuto del mio articolo. Ma ciò che mi sta più a cuore è il fatto che nei paesi europei investiti di recente da enormi flussi di rifugiati si è posto mano al riuso del patrimonio immobiliare pubblico e sono certo che anche su questa prospettiva il prefetto Gabrielli darà il suo importante contributo.
Paolo Berdini