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Lettere

Esperienza trans

Sembra che l’hot topic estivo di quest’anno sia la visione dell’esperienza trans dal punto di vista di professionisti e professioniste della psicologia e della psicanalisi.

C’è però un grande rimosso: la partecipazione diretta delle persone trans a questo dibattito. In termini di contenuto e in termini di accesso diretto ai media che ospitano quest’acceso scambio di vedute. Opinioni che parlano di noi ma non con noi.

Non è niente di nuovo, non è mai niente di nuovo quando un gruppo maggioritario parla per conto di gruppo minoritario. Le persone cisgenere per le persone transgender, gli uomini per le donne, i bianchi per i non bianchi e così via.

Il gioco delle parti comunque sembra chiaro.

Alle persone trans l’affabulazione favolistica, acritica delle nostre vite, raccontate principalmente nei termini consentiti di soggetti doloranti e sfibrati, di rinascite, di corpi sbagliati, di vite ridate alla serenità tramite una serie di tecnologie medico-chirurgiche. Sempre e solo quando il sistema mediatico ci concede quello spiraglio di autoesposizione ed autoespiazione.

Ai professionisti cisgenere invece la ricerca di un senso superiore. Occidentale, positivista, sicuramente patologizzante, persino colonialista, religioso. Si cerca una causa, un gene, un sommovimento psichico, una condizione familiare, una condizione da sistemare.

Certo ci sono anche il disagio, il dolore, lo stigma. Solo che non possono e non devono diventare il filtro attraverso il quale leggere le nostre esperienze.

Dire che siamo prima di tutto persone è sicuramente un espediente retorico efficace ma pericoloso. Si presuppone che dal momento che lo si dice prima lo si escludesse, e in più ha quel vago sapore di populismo paludoso, di perdita di concentrazione e specificità delle nostre esperienze.

Abbiamo bisogno di riflessioni, di strumenti, ma soprattutto abbiamo bisogno che chi ha il privilegio di elaborare e di pubblicare e chi ha il privilegio di decidere chi e cosa può essere pubblicato valuti la possibilità un dibattito e non di un monologo.

Attivista trans/femminista e scrittrice

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