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Lettere

C’è vita a sinistra, scoperchiamo il vaso

Rinunciare a qualche quarto di nobiltà. Evitiamo, dunque, di definirci nobilmente di sinistra, stiamo ai fatti, è roba talmente simbolica che non serve più a risolvere i problemi di chi tutti i giorni compie il rito obbligatorio «dell’ameba». Se il Pd ha scelto, nel colpevole silenzio generale, la fatiscente socialdemocrazia europea, questo letale capitalismo finanziario, il liberismo economico, non possiamo ancora credere alla «panzana» che si può aderirvi modificandolo dall’interno.

Cosa significhi lo stiamo vedendo con la Grecia e lo stiamo subendo anche noi con «i compiti da fare a casa». Il Pd è la attuale socialdemocrazia europea, io no, ad esempio.

on mi basta definirmi «di sinistra», mi sa di qualcosa senza sapore. Preferisco «sputtanarmi», affrontare i problemi con le persone che incontro, che frequento.

Per brevità: perché devo accettare merci concorrenziali che non hanno gli stessi costi di produzione nostri; perché non chiedere l’adeguamento con una tassa che ne stabilisca la parità? Abbiamo capacità produttive, chi ha stabilito il contrario e con quali discussioni pubbliche? Osservo che quando tutti quei poveretti sbarcano, toccano finalmente terra, parlano la loro lingua, la francese e quella inglese. Il motivo è che hanno subìto il colonialismo imperialista dal quale deriva la loro seconda lingua e ancora subiscono l’effetto dei governi e dei sistemi loro imposti, oltre il miraggio di una civiltà diversa mostrata loro, come si faceva con le perline colorate e gli specchietti. Per risolvere il problema si è escogitato il risibile stratagemma delle «quote». Rifiutate proprio da loro, i colpevoli.

Ma perché non denunciarli apertamente. Sono sempre a fare i gendarmi dell’Africa e del M.O. con i loro sodali Usa. Facciamo come si faceva una volta. Denunciamoli apertamente. Solo la discussione e l’approfondimento di quanto propongo richiede la riesumazione di articoli, lunghi dottorali interventi. E l’esclusione dal discorso dei lettori.

Ci si fida del «popolo» o si teme il vaso di Pandora? Non posso dilungarmi per motivi di spazio. Ma credetemi che l’auspicato coraggio di chi dovrebbe averlo viene solo dalla possibilità di discutere apertamente, senza il timore di essere scacciati dalle nobili schiere di sinistra.

Una pagina, solo una pagina appositamente dedicata allo scopo, qualche tema alla volta. Tornare a manifestare pubblicamente che – un’altra civiltà è possibile- sarà più facile.

La Grecia, la Spagna, sono indicazioni, siamo noi che dobbiamo scoperchiare il vaso. Mi fermo, indicazioni ne ho date e a mio parere sarebbe una di quelle cose da fare subito. Chissà, forse si scoprirebbe che c’è vita.

  • ekain

    gli italiani confondono il cerimoniale democratico, fasullo, il buon senso edificante, il clima conviviale di un Parlamento che è un ritrovo di potenti, un club esclusivo, (in cui si inscenano perfino finte risse e battaglie democratiche telecomandate da chi ha soldi e potere), con la democrazia, intendo la democrazia vera (egalité, per intenderci),
    Come se volessero scientemente far finta di non vedere che la democrazia (egalité, per intenderci), è invece il frutto di lotte contro-natura, se è vero che l’ essere umano è un animale gregario.
    E’ questo che intende, penso, Pablo Iglesias, quando dice che ci vuole potere politico, per piegare il braccio alle socialdemocrazie europee, e costringerle a tutelare i diritti, le conquiste sociali e politiche, e l’ equità fiscale.