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Alias Domenica

László Krasznahorkai, il personaggio dopo la fine

Scrittori ungheresi. In colate verbali favorite dalla densità sonora dell’ungherese, il protagonista di «Guerra e guerra», ultimo titolo tradotto di László Krasznahorkai, reclama diritto di asilo nella realtà: da Bompiani

László Krasznahorkai ritratto da Renate von Mangoldt per il «New Yorker», 2011

László Krasznahorkai ritratto da Renate von Mangoldt per il «New Yorker», 2011

Tentando di mettere a fuoco i moventi che lo spingono a scrivere, László Krasznahorkai ha parlato dell’insistenza con cui «entità» non meglio precisate esigerebbero da lui di essere messe al mondo attraverso la parola: «Non sono io a inventare queste storie, bensì i miei personaggi, che sgomitano per esistere». Fin qui la sua visione pirandelliana della letteratura, che vede l’autore assillato da spettri ansiosi di incarnarsi sulla carta. Ma Krasznahorkai è andato oltre: ha ipotizzato che le ultime volontà espresse dal suo protagonista debbano trovare attuazione non nell’orizzonte che il testo gli riserva, bensì nello spazio extraletterario. Ora, quali inconsulti...

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