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Italia

La vendita del cibo a «chilometro zero» non si ferma. Nel rispetto della sicurezza

L'agroalimentare e il virus. I mercati della piccola distribuzione. Le varie reti e piattaforme di contadini biologici si riorganizzano. Oltre alla vendita diretta c’è anche l’alternativa della consegna a domicilio

Oggi il «MercoledìBio» di Lucca, il mercato dei contadini biologici di piazza San Francesco è confermato: nonostante il coronavirus, l’emergenza che ha addirittura portato il Comune a chiudere la passeggiata delle Mure cittadine ai pedoni, i produttori agricoli locali sono in piazza: «Troverete i banchi più distanziati gli uni dagli altri (ma vicini col cuore), l’area sarà delimitata, e sarà permesso avvicinarsi ai banchi mantenendo una distanza minima di 2 metri dai prodotti. Noi contadini avremo tutti guanti e mascherine protettive, e ci saranno due operatori ad hoc che ci aiuteranno nel flusso in entrata e uscita delle persone. Abbiamo pensato a tutto per difendere la Piazza ed il mercato contadino in nome dell’agricoltura locale e di chi l’ha sempre sostenuta» hanno scritto ieri sulla pagina Facebook del mercato, un’iniziativa promossa dalla Cia-Agricoltori italiani Toscana Nord.

Durante l’emergenza la piccola distribuzione organizzata offre un’alternativa sicura alla grande distribuzione organizzata. La logistica solidale e sociale permette anche ai cittadini di evitare le lunghe code all’ingresso dei supermercati, garantendo ai produttori – attraverso la vendita e il pagamento diretto dell’ordine – anche la liquidità necessaria per far fronte alle spese in un periodo di grandi incertezza che coincide con l’inizio dei lavori in vista della stagione agricola. Oltre alla vendita diretta in azienda ed ai mercati settimanali, c’è anche l’alternativa di servizi per la consegna a domicilio, come quello promosso da Coldiretti, che ha trasformato, dove possibile, i Mercati di Campagna Amica (sul sito www.campagnaamica.it potete visualizzare tutte le città dov’è attivo il servizio).

La rete CampiAperti, a Bologna, ha scelto di ri-organizzarsi: se i mercati contadini sono nel dna di quest’associazione di produttori e cittadini che sostiene l’agricoltura biologica contadina, oggi il sito www.campiaperti.it permette di ordinare (entro il martedì) frutta e verdura per avere la consegna il giovedì pomeriggio. Sempre nel capoluogo emiliano, i cittadini potranno andare sabato mattina (21 marzo) ad acquistare verdure, ortaggi e trasformati (pasta, farine e chicchi di farro, orzo, miglio e lino) presso la sede di Arvaia (arvaia.it): anche in questo la «vendita diretta straordinaria» rispetterà le disposizioni del Dcpm 11 marzo 2020 e le successive comunicazioni intercorse tra Arvaia e le forze dell’ordine locali.

Ci sono poi le piattaforme. Come Local To You (localtuyou.it, solo produttori biologici locali, attiva in Emilia e in Romagna) o la rete dell’«Alveare che dice sì» (alvearechedicesi.it), che continua a garanitre in tutta Italia il proprio servizio di consegna di prodotti agricoli a raggio di produzione ridotto. Gli Alveari oggi attraggono 145mila famiglie – tanti sono i membri iscritti alla rete -, coinvolgendo oltre duemila produttori. «In una situazione come quella di oggi avere una piattaforma agile e organizzata, insieme a una rete fitta di gestori d’Alveare e soprattutto di piccoli produttori agricoli si sta rivelando strategico» spiega al manifesto Simona Cannataro, responsabile della comunicazione per l’Alveare in Italia.

«Riceviamo ogni giorno centinaia di richieste da persone che hanno voglia e bisogno di continuare a ricevere una spesa di qualità e che non si rassegnano ad intasare i supermercati per comprare cose qualsiasi a qualunque costo. Stiamo lavorando molto, e ad oggi 148 Alveari in Italia su 181 rimangono aperti; quello che mantengono un ritiro “classico” della spesa distribuiscono in condizioni di sicurezza, contingentando gli ingressi e seguendo le regole igieniche che ormai tutti conosciamo bene, e molti altri (una quarantina ad oggi, ma il numero è in aumento) hanno attivato la consegna a domicilio.

È un work in progress, tanti altri gruppi si riattiveranno nelle prossime settimane, non appena avremo modo di organizzarci – continua Cannataro -. La tecnologia in questo momento è uno strumento cruciale per continuare a sentirci comunità e garantire alla nostra rete di produttori di continuare a lavorare: questo per noi è l’obiettivo del momento, insieme a quello di non lasciare nessuno indietro».