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Europa

La Germania legalizza le organizzazioni del suicidio assistito

La Corte costituzionale federale dichiara illegittimo l’art. 217 c.p. che vietava l’offerta programmata di assistenza alla dolce morte. La Corte di Karlsruhe: «Il diritto alla morte autodeterminata non si limita a situazioni esterne come malattie gravi o incurabili. Esiste in ogni fase dell’esistenza umana»

Germania, la Corte suprema annuncia la depenalizzazione del suicidio assistito

Germania, la Corte suprema annuncia la depenalizzazione del suicidio assistito

La Germania depenalizza l’aiuto al suicidio organizzato, anche quando praticato da associazioni o individui professionisti dell’eutanasia. Lo ha stabilito ieri mattina una sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incompatibile con la Legge fondamentale tedesca l’articolo 217 del codice penale varato dal Bundestag nel dicembre 2015 al fine di evitare il fiorire di un giro di «affari con la morte».

Qualcuno – lo hanno già fatto le Chiese cattoliche ed evangeliche tedesche – evocherà gli omicidi selettivi dei nazisti, ma il giudice Andreas Voßkuhle si è mosso in tutt’altra direzione decidendo di riconoscere il «diritto all’autodeterminazione nel fine vita» e dando ragione al ricorso presentato quattro anni fa da due associazioni, sette medici e due cittadini contro la norma che limitava l’offerta programmata di assistenza al suicidio (che in Germania è legale, mentre rimane fuorilegge l’eutanasia del consenziente).

«La decisione presa dall’individuo nell’esercizio del diritto di porre fine alla propria vita valutando la sua concezione di qualità della vita e della ragion d’essere della propria esistenza – scrive la Corte federale – deve essere rispettata come un atto di autodeterminazione autonoma da parte dello Stato e della società». Ogni Lander, puntualizza la sentenza del massimo organo giudiziario tedesco, può legiferare come crede in materia, ma deve sempre rispettare questo diritto elementare della persona. Dunque, non è compatibile con le libertà costituzionali l’articolo del codice penale che recita: «Chiunque intenda promuovere il suicidio di un altro, che gli offre l’opportunità commerciale di farlo, lo preveda o media, sarà punito con una pena detentiva fino a tre anni o una multa».

Una decisione non facile, quella presa dal presidente della Corte di Karlsruhe al termine di un lungo lavoro di audizioni e un tempo di riflessione che si è protratto per oltre un anno. Negli ultimi tempi, però, nel Paese si era creata una situazione di discriminazione economica, intollerabile per uno Stato democratico, tra coloro che potevano permettersi i (sempre più praticati) viaggi verso la Svizzera, i Paesi Bassi o il Belgio per ricevere l’assistenza al suicidio da parte di organizzazioni professionali, e coloro che dovevano rassegnarsi a non poter scegliere come morire.

Secondo il giudice Voßkuhle, la decisione di un individuo di suicidarsi non richiede alcuna giustificazione da parte di terzi, tanto meno da parte dello Stato che può solo – e deve – aumentare le pratiche di prevenzione del suicidio e rafforzare il sistema di cure palliative: «Il diritto alla morte autodeterminata non si limita a situazioni esterne come malattie gravi o incurabili o determinate fasi della vita e della malattia – si legge nella sentenza – Esiste in ogni fase dell’esistenza umana. Un restringimento del diritto a determinate cause e motivi sarebbe equivalente a una valutazione dei motivi per i quali una persona decide il suicidio (…) che è estranea al concetto di libertà della Legge fondamentale».

Dopo la decisione del tribunale, le associazioni pro eutanasia dovranno essere autorizzate, ma potranno anche farsi pubblicità. Prende ora coraggio anche il fronte di promozione della medicina palliativa per rendere più accessibili alcuni barbiturici utilizzati per l’eutanasia. Molti medici infatti si erano schierati contro l’art.217 c.p. che vietava di «promuovere il suicidio su base commerciale» perché temevano di essere puniti per le cure mediche palliative ripetutamente fornite ai malati terminali.

Per quanto riguarda invece l’eutanasia, legale in Olanda e in Belgio dal 2002 e in Lussemburgo dal 2009, è il Portogallo a prepararsi a varare una delle leggi più avanzate d’Europa. La scorsa settimana infatti il parlamento portoghese ha approvato in prima lettura la depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio medicalmente assistito per i malati terminali. Prima dell’estate il testo dovrebbe completare il suo iter di approvazione ed essere ratificato dal presidente della Repubblica, il conservatore Marcelo Rebelo de Sousa.