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Internazionale

Iran, almeno 26 vittime, oltre 340 casi. Arresti per «false informazioni»

Iran. Rohani accusa gli Usa per diffondere paura e decide di non usare la quarantena

Disinfestazione a Teheran

Disinfestazione a Teheran

Oggi la preghiera del venerdì è stata annullata in 22 capoluoghi di regione (su 31) tra cui Teheran, Qum e Mashad, le città colpite in maggior misura dal coronavirus. L’Iran è l’epicentro dell’epidemia fuori dalla Cina, anche se le autorità della Repubblica islamica avrebbero preferito tacere e la polizia informatica ha arrestato 24 persone con l’accusa di aver diffuso informazioni.

Se le morti annunciate in prima battuta il 19 febbraio erano due, ora le autorità della Repubblica islamica rendono noto 245 casi di positività e almeno 26 decessi (di cui 7 nelle ultime 24 ore), ma potrebbero essere di più. Sono in molti ad additare il governo per aver mentito in queste circostanze come nell’abbattimento dell’aereo di linea ucraino lo scorso 8 gennaio, quando per tre giorni aveva negato di essere in qualche misura coinvolto, per poi ammettere che a colpire il Boeing erano stati i pasdaran.

Nel caso del coronavirus, le autorità iraniane sono state criticate anche per aver mantenuto aperti i voli con la Cina, in un apparente gesto umanitario che ha però messo in pericolo gli iraniani, e soltanto ieri è stato vietato l’ingresso ai cittadini cinesi. Il presidente iraniano Hassan Rohani accusa gli Usa di usare il coronavirus per diffondere paura e dichiara di non avere intenzione di mettere in quarantena le località colpite dal coronavirus, come hanno fatto invece Italia e Cina. A finire in isolamento in Iran sono soltanto gli individui malati tra cui il viceministro alla Sanità Iraj Harirchi (secondo cui la quarantena sarebbe una «misura da età della pietra»), la vicepresidente per le donne e la famiglia Masoumeh Ebtekar, i deputati conservatori Ali Motahari e Mojtaba Zolnour.

Recarsi nella città santa di Qom, epicentro del coronavirus, è sconsigliato ma non è vietato. E c’è persino un ayatollah che dà ordine di tenere aperto il mausoleo di Hazrat Masoumeh, a Qom, perché «luogo di cura per il corpo e per la mente», ignorando che gli assembramenti sulla tomba della santa sono un buon modo per trasmettere ogni tipo di malattie tra i pellegrini sciiti, anche stranieri: lasciando aperti i luoghi di culto, l’Iran contribuisce a diffondere il virus negli altri paesi musulmani. In Arabia Saudita, per esempio, non si registrano ancora casi ma un cittadino saudita in Kuwait è stato infettato e quattro donne saudite colpite dal virus si trovano ora in Bahrain: tutti tornavano dall’Iran. Per questo, nel Golfo i voli sono stati sospesi e le scuole chiuse, e Riad ha bloccato i visti per il pellegrinaggio umrah alla Mecca, quello che si può compiere durante tutto l’anno.

Il coronavirus rischia di fare più danni all’Iran rispetto alle sanzioni decise in questo anno e mezzo dal presidente statunitense Trump. Se Washington ha imposto l’embargo petrolifero facendo crollare le esportazioni di oro nero iraniano da 2,5 milioni di barili al giorno a soli 400mila, l’epidemia di coronavirus colpisce le esportazioni non-oil ai paesi confinanti, che hanno chiuso le frontiere con l’Iran. In primis Iraq e Turchia: lo scorso anno le esportazioni da Teheran a Baghdad erano state di 650 milioni di dollari al mese, mentre quelle verso Ankara attorno ai 400 milioni di dollari, sempre su base mensile. La chiusura dei confini potrebbe andare avanti per mesi, mettendo in ulteriore difficoltà l’economia iraniana già in crisi per le sanzioni.

Intanto, la valuta locale (il rial) ha perso il 7 percento in una settimana. E a frenare sono anche i consumi interni: per il capodanno persiano del 21 marzo, il Nowruz, gli iraniani non faranno grandi compere al bazar e probabilmente resteranno a casa.


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