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Italia

Il grido dei sindaci dei comuni lombardi: «Le morti reali sono molte di più»

Coronavirus. Nei centri più colpiti le cifre non tornano. Claudio Cancelli, primo cittadino di Nembro: «Qui i decessi sono quattro volte tanto quelli ufficiali»

Un balcone di Nembro

Un balcone di Nembro

Quanti sono davvero i morti con coronavirus? Nelle province più colpite della Lombardia sono tante le persone che stanno morendo per problemi respiratori nelle case di riposo o nelle proprie abitazioni senza che gli sia stato fatto il tampone per il Covid-19. Produrre una stima è complicato, Claudio Cancelli ha provato ha farla per il comune di cui è sindaco, Nembro, 11 mila abitanti in provincia di Bergamo, arrivando a una conclusione molto preoccupante: «Qui i decessi reali sono quattro volte tanto quelli ufficiali». Si tratta di persone decedute con difficoltà respiratorie compatibili con il Covid-19, ma che non vengono conteggiate nel bollettino che ogni giorno diffonde la Regione Lombardia. «Tutti noi sappiamo di persone anziane decedute in casa di riposo, oppure a casa, a cui non è stato fatto il tampone» ha detto alcuni giorni fa il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, «i dati sono la punta dell’iceberg».

Ascoltando i sindaci di queste zone la realtà viene a galla. «È evidente la discrepanza tra morti reali e morti ufficiali» dice il sindaco di Nembro. «Abbiamo avuto in un mese più decessi di quelli che mediamente abbiamo in un anno». Prendendo in esame gli anni dal 2015 al 2019 l’andamento dei decessi è stato costante a Nembro, quest’anno nel mese di marzo c’è stata invece un’impennata. «Dal primo marzo 2020 siamo a oltre 130 decessi e non siamo ancora al 31. Nei mesi di marzo dei cinque anni precedenti la media era di 10/15 decessi e in un anno 110. Significa che in un mese abbiamo superato i morti di un anno intero». Ma quanti sono i decessi ufficiali con Covid comunicati dalla Regione? «Fino ad oggi 31». Secondo il sindaco per capire quanti sono i morti reali bisogna moltiplicare per quattro. «Tra questi 130 che ci hanno lasciato a marzo non tutti probabilmente avevano il Covid, ma la stragrande maggioranza aveva avuto i sintomi e non gli è stato fatto il tampone». A Nembro da febbraio quasi tutti si sono ammalati. «Io ho potuto fare il tampone e sono stato positivo» racconta Cancelli.

La quotidianità di Nembro è stata sconvolta dal virus. «Da mattina a sera ci occupiamo delle conseguenze del Covid» racconta il sindaco che deve misurarsi anche con la distanza da chi sta gestendo la crisi: la giunta Fontana e il Governo Conte. «Mancano le bombole d’ossigeno, dobbiamo andare a recuperarle noi e portarle a chi ne ha bisogno a casa. Alcuni giorni fa sono arrivate le mascherine ai medici di base, un mese dopo. Prima le davamo noi a loro. Non voglio fare polemica, ma in questo momento si fa fatica a dare una risposta di sistema».

Sono tanti gli esempi che raccontano di una gestione dell’emergenza non all’altezza della gravità della situazione. «Ieri mattina due volontari sono partiti e sono andati a Parma a recuperare materiale sanitario per i nostri cittadini. Ci stiamo autogestendo, i problemi vanno risolti subito, non possiamo aspettare». Autorganizzazione per non lasciare sole le persone in questo momento difficile. «Il notaio del Comune fa consulenza gratuita. C’è chi chiede cosa fare con il papà o la mamma morti, con la successione, oppure consulenza sulle pratiche bancarie». La biblioteca ha aperto un canale Youtube dove vengono caricate fiabe animate per i bimbi, il Comune offre anche un servizio di supporto psicologico per l’ansia. Si sente abbandonato? «Mi dispiace vedere la politica polemizzare, la Regione che litiga con il Governo e viceversa. L’effetto psicologico sui cittadini è di insicurezza e invece in questo momento dobbiamo dare un senso di certezza, essere dei punti di riferimento».

Tra Nembro e Alzano Lombardo c’è il comune di Scanzorosciate, 10mila abitanti. «La nostra gente sta perdendo centinaia di persone care» racconta Davide Casati, il sindaco. «Noi abbiamo avuto in due settimane, tra il 5 il 18 marzo, 70 decessi. L’anno scorso nello stesso periodo erano stati 9, quindi 61 casi in più. Di questi, 55 sono decessi avvenuti in casa di riposo o in abitazione e la maggior parte sono morti per insufficienza respiratoria, polmonite, broncopolmonite, ma da nessuna parte risultano morti per il coronavirus perché il tampone nella case di riposo e nelle abitazioni non viene fatto».

Poco più in là lo scenario non cambia. A Villa di Serio sono morte 45 persone, ma solo 10 ufficialmente con Covid. Come a Nembro, anche in questo caso il rapporto di uno a quattro tra decessi ufficiali e reali reggerebbe. «È stata una cosa che ci ha travolto» dice il sindaco Bruno Rota. «Il 23 febbraio abbiamo avuto il primo morto ufficiale bergamasco con il coronavirus.

Che ci sia stata un’impreparazione generale mi sembra evidente». Ora il numero dei morti e dei contagi giornalieri sta diminuendo, ma la coda sarà lunga dice il sindaco di Nembro Cancelli. «La nostra piazza era sempre piena di gente, probabilmente dovremo stare distanti ancora un po’».


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