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Il cinema italiano tra mascherata e gioco reale

Distonie. Moretti, Garrone, Sorrentino. Forse solo Bellocchio è capace di anatomizzare gli apparati del potere, e soltanto Maresco si fa potentemente rivelatore

Il cinema italiano, fin dalla commedia degli anni 30, ha costruito una teatralizzazione dello spazio filmico disseminandolo di doppi, scambi di persona, recite, sancendo il rovescio del tragico, portando alla deriva una impossibile identità italiana attraverso lo svuotamento, la dissimulazione, la spettralità di maschere che hanno tralignato in un grottesco sempre più nero (per cui i mostri della nostra commedia all’italiana hanno costellato la mascherata del potere, dal Sordi più inquietante e sinistro fino al ghigno posticcio dei personaggi di Petri). Contemporaneamente il gioco del reale prendeva campo fino ad investire il quotidiano di allucinatorio, di metafisico, di una vanitas...

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