closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Reportage

I dannati nei ghetti della Capitanata

Puglia. Nell’impero dell’oro rosso, il pomodoro, dove il caporalato è la legge. Il «gran ghetto» dei braccianti africani sorge a 13 chilometri da Foggia. Oggi è un paese con 1200 abitanti

Non ci sono spuntoni, ringhiere, garitte o guardiani. A venticinque chilometri da Rignano Garganico, a tredici da Foggia, a due dal cadavere industriale dell’ex zuccherificio Eridania, il campo di lavoro che i migranti chiamano «grand ghettò» non è protetto nemmeno dal filo spinato. All'alba milleduecento nigeriani, senegalesi, burkinabé, ghanesi, ivoriani e maliani, vengono usati dai caporali come attrezzi umani. Al tramonto vengono deposti nel paniere della forza-lavoro disponibile pronta ad un nuovo uso. Sono i dannati delle olive e delle angurie, degli ortaggi e delle patate. E poi dell'oro rosso: il pomodoro. Sodoma e Gomorra Il grande ghetto di Rignano...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi