Il secondo lungometraggio della trilogia Always: Sunset on Third Street, uscito nelle sale giapponesi nel 2007, si apre con un sogno in cui la Tokyo degli anni cinquanta viene attaccata e distrutta da Godzilla. Dietro la macchina da presa per tutti e tre i film della trilogia c’era Takashi Yamazaki, regista nato come specialista degli effetti speciali e che in seguito è diventato un nome importante nel cinema commerciale dell’arcipelago. Dopo i tre film ambientati nel dopoguerra giapponese, Yamazaki ha lavorato in altri live-action di successo, di pubblico ma non sempre di critica, quali Space Battleship Yamato, Parasyte 1 e 2, o The Eternal Zero, lavori in cui gli effetti speciali occupano sempre un ruolo importante. Il passaggio dalla computer graphic usata per film dal vivo a lungometraggi animati in Cg è stato quasi naturale per Yamazaki, che ha al suo attivo anche lavori animati quali i due Stand By Me Doraemon e il primo lungometraggio in Cg dedicato a Lupin III.

IL SOGNO con Godzilla protagonista del 2007 si è allargato e ha convinto i piani alti della Toho, la casa di produzione che detiene i diritti di Godzilla, a rivolgersi a Yamazaki per realizzare il nuovo lungometraggio con protagonista il kaiju più famoso, in occasione dei settant’anni della nascita di Godzilla. Questa ricorrenza cade in realtà il prossimo anno, il film originale diretto da Ishiro Honda uscì infatti nel 1954, ma per gli accordi fra Toho e Legendary, i Godzilla della Toho e quelli prodotti negli Stati uniti non possono uscire nello stesso anno.Una rivisitazione dell’idea originale di Honda, nelle sale italiane dal 1 al 6 dicembre
Dopo tre anni di lavoro, Yamazaki si è occupato anche della sceneggiatura e degli effetti speciali, Godzilla Minus One è finalmente uscito nelle sale dell’arcipelago ieri, venerdì 3 novembre (da noi lo vedremo come evento speciale nelle sale dal 1 al 6 dicembre in v.o. con sottotitoli in italiano)er . Si tratta di una rivisitazione dell’idea originale di Honda e Eiji Tsuburaya che riporta quindi l’orologio indietro nel tempo e più indietro dell’originale per essere precisi. L’azione del film infatti comincia durante le ultime fasi del secondo conflitto mondiale in una piccola isola, quando Koichi, un pilota kamikaze interpretato da Ryunosuke Kamiki, simula un malfunzionamento del suo aereo per sfuggire al suo destino di morte. Qui incontra per la prima volta Godzilla che uccide quasi tutti gli altri militari presenti nell’isola. Alla fine della guerra, Koichi torna nel suo quartiere a Tokyo per scoprire che la città è stata ridotta ad un cumulo di macerie e che tutta la sua famiglia è stata uccisa durante i bombardamenti. Passano alcuni anni e la vita sembra lentamente tornare verso una sembianza di normalità, quando improvvisamente Godzilla ritorna, ancora più grande di prima e in cammino verso la capitale giapponese.

UNO DEGLI ELEMENTI narrativi più interessanti del film è l’ambientazione post-bellica, una situazione in cui il popolo sembra non fidarsi più di nessun apparato statale. La maggior parte delle forze armate giapponesi sono state infatti dismesse e nemmeno il governo degli Stati Uniti è disposto ad aiutare il Giappone, per paura di avvelenare le relazioni con l’Unione Sovietica. La popolazione civile e i soldati sopravvissuti al conflitto mondiale sono allora costretti a prendere in mano la situazione e a trovare un modo per fermare la forza distruttiva di Godzilla. Il lavoro fatto da Yamazaki e soci sul kaiju è encomiabile, si tratta di una delle migliori incarnazioni di Godzilla, tanto per design, ispirato a quello realizzato per mano di Yamazaki per un parco giochi alcuni anni fa, quanto per come le scene di distruzione e devastazione sono state create. Se le scene d’azione funzionano è anche merito delle ottime musiche, naturalmente quelle storiche di Akira Ifukube, ma anche i nuovi brani realizzati per l’occasione da Naoki Sato.

L’ANDAMENTO della narrazione risulta forse poco fluido nella prima parte, ma migliora decisamente nell’ultima parte del film. Rimane comunque un film diretto da Yamazaki, quindi ci sono degli eccessi melodrammatici qua e là e un colpo di scena prevedibile, ma assolutamente non necessario. Ma forse il problema principale del film è la caratterizzazione del protagonista Koichi. Mentre altri personaggi di contorno come quelli interpretati da Sakura Ando, Munetaka Aoki e soprattutto Kuranosuke Sasaki funzionano molto bene nel contesto generale, Ryunosuke Kamiki nella parte principale sembra un po’ un pesce fuor d’acqua e non per colpa sua. Manca nel personaggio cioè, l’espressività per rendere quel senso di disperazione e di paura senza fondo, così centrale per il film, che Godzilla e le macerie di Tokyo ben rappresentano, quel presentimento che ad ogni istante una catastrofe, naturale o causata dall’uomo, possa sconvolgere il presente.