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L'inchiesta

Gli «Abi-tanti» di San Salvario, eterni migranti

Sulle ali dell'arte. Partiti 17 anni fa dal quartiere multietnico torinese per far «volare» i bambini oltre le differenze, i piccoli «umanoidi» in legno di scarto hanno invaso il mondo con un lento e inesorabile processo migratorio. Ovunque arrivano si moltiplicano e si confondono con la nuova realtà. Ovviamente sono tanti, sono troppi, sono sempre di più, non è possibile accoglierli tutti, non si riesce a fermare il loro peregrinare, non sono registrati in nessuna anagrafe

«Abi-tanti la moltitudine migrante»

«Abi-tanti la moltitudine migrante»

San Salvario, Torino, 1996. Prima della movida, delle feste, degli atelier, dei plotoni di giovani che lo hanno invaso negli anni della gentrification a tappe forzate: un luogo simbolo dell’Italia sgomenta di fronte a una migrazione tanto improvvisa quanto dirompente. Un posto dove non andare di notte perché ti rapinano, e non andare di giorno perché ti rapinano con più fretta. Eppure, il quartiere, a tratti lugubre e sporco, vecchio e cadente, dai migranti è sempre stato attraversato. Erompevano come un torrente dalla adiacente stazione ferroviaria di Porta Nuova: dapprima i provinciali poco avvezzi al dialetto torinese, «forestieri» attratti dalla...

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