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Cultura

Fenomenologia degli invisibili, tra tradizioni, paure e sogni

NARRATIVA. «Tokyo. Stazione Ueno», di Yu Miri per 21lettere editore

Un ritratto della scrittrice nipponica Yu Miri

Un ritratto della scrittrice nipponica Yu Miri

Ci sono momenti in cui gli invisibili tornano ad essere visibili. E questo in genere avviene grazie all’arte, alla parola, al cinema, alla letteratura. Così un poeta come Nanni Balestrini, con il suo romanzo intitolato non a caso Gli invisibili, sul finire degli anni Ottanta restituì la parola a quella generazione che sembrava essersi volatilizzata e che tanti «disastri» aveva combinato durante il decennio precedente. COSÌ DE SICA E ZAVATTINI, nell’Italia che si avviava a vivere il boom economico, portavano sulla ribalta poveri, barboni, emarginati in Miracolo a Milano. O ancora, più recentemente, in Nomadland di Chloé Zhao acquistano spessore...

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