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Alias Domenica

Evgenij Solonovic abbandona la sua ombra

Narrativa russa. I temi della memoria e del tempo affrontati con la pugnace energia del «tardivo esordiente»

In risposta a chi gli domandava come mai nel 1951 avesse deciso di iscriversi ai corsi di italianistica dell’Istituto di Lingue Straniere di Mosca, Evgenij Solonovic – traduttore di rara sensibilità, capace di misurarsi con poeti irriducibili a un minimo comune denominatore come Petrarca, Montale e Gioachino Belli – rispondeva che a spingerlo a una scelta all’epoca così eccentrica erano state le arie d’opera e le canzoni napoletane, trasmesse in continuazione dalla radio sovietica per estirpare la predilezione per il «decadente» jazz, nutrita dalle nuove generazioni. In un contesto come quello di allora, caratterizzato da chiusura autarchica se non da...

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