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Politica

Esecutivo verso la linea dura: «Le chiusure sono ponderate»

Multe fino a 2mila euro per chi trasgredisce. Più cauto invece sul fronte delle regioni: margine di flessibilità con le loro ordinanze. Più cauto invece sul fronte delle regioni: margine di flessibilità con le loro ordinanze

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte

«Per la prima volta vediamo una luce in fondo al tunnel». Lo dice l’assessore al Welfare della Lombardia Gallera, insospettabile di pericolose tendenze alla minimizzazione. Un barlume c’è davvero perché i nuovi contagi per il secondo giorno consecutivo scendono: sono 4789 mentre domenica erano ben oltre i 5mila e il giorno prima avevano superato i 6mila. Calano anche i decessi: 601 vittime dopo le 651 di domenica e le quasi 800 di sabato.

È PRESTO PER CANTARE vittoria. Il calo, a due settimane dall’entrata in vigore delle restrizioni, è fisiologico. Tutto sta a vedere se nei prossimi giorni si assesterà, ipotesi funesta, o la progressione in calo continuerà. Altrettanto importante il monitoraggio del centrosud, dove la crescita è lenta ma prosegue. Per questo il governo ha deciso un’ulteriore stretta, chiesta anche dall’opposizione. Droni per controllare gli spostamenti, esercito in campo, modifiche al modulo di autocertificazione e multe salate, forse sino a 2mila euro, per chi esce di casa senza valido motivo.

DIPENDERÀ DAL RISULTATO del “distanziamento” nei prossimi giorni lo stemperarsi o l’impennarsi delle tensioni montate nel week-end: quella tra governo e sindacati, quella tra Stato centrale e Regioni, con la Lombardia in prima fila, quella tra esecutivo e opposizione. I sindacati non hanno gradito il gioco di prestigio grazie al quale, domenica, la lista delle attività «essenziali», quelle che non saranno sospese, è letteralmente raddoppiata: da 40 a 80 voci. La conseguenza è che il 39% delle attività proseguirà ma per quanto assurdo sembri nell’area più colpita, a Bergamo, quella percentuale invece di diminuire aumenta, supera il 60% delle attività «essenziali».

MENTRE GLI SCIOPERI già partivano, soprattutto nelle fabbriche metalmeccaniche, i segretari di Cgil Cisl e Uil scrivevano ai ministri Gualtieri e Patuanelli, Economia e Sviluppo, per chiedere un incontro urgente. Si svolgerà stamattina, in videoconferenza, e i sindacati reclameranno la revisione di quell’elenco a maglie larghissime. «Chiederemo che venga tolto quel che è stato aggiunto e di tornare alla lista di sabato sera», annuncia la segretaria della Cisl Furlan. «La lista è ponderata», risponde Conte e Patuanelli, negando l’evidenza, assicura che il governo non si è piegato alle richieste di Confindustria. È vero l’opposto. Le pressioni di Confindustria sono state enormi e il governo si è precisamente piegato, anche perché molti ministri erano già propensi a evitare la chiusura. Il governo intende dunque resistere sulla lista, offrendo in cambio ai sindacati un ruolo centrale di controllo sul rispetto delle norme di sicurezza. Non basterà e nella maggioranza LeU appoggia le richieste dei sindacati. Le mobilitazioni già fissate dalla Fiom fino al 29 marzo proseguiranno ma è probabile che, se nei prossimi giorni la curva del contagio apparirà credibilmente in calo, la tensione un po’ si abbasserà.

IL SECONDO NODO si è creato con i diversi contenuti del Dpcm del governo e delle ordinanze di Lombardia e Piemonte. Le regole della regioni sono molto più stringenti, prevedono ad esempio la chiusura degli uffici pubblici e degli studi professionali. Quali devono essere applicate? Il governatore Fontana ha chiesto al Viminale quale normativa debba considerarsi prevalente: «Non vogliamo aprire un conflitto. Se diranno che prevale quella nazionale ci adegueremo, ma le regole giuste sono le nostre». È possibile che il governo decida di risolvere la questione lasciando poi un margine di autonomia ampio alle Regioni. Ma molto dipenderà anche qui dallo stato del contagio nei prossimi giorni.

ULTIMO FRONTE è quello dello scontro tra governo e opposizione. Ieri è tornato in campo Mattarella, in un colloquio con Salvini. Il presidente ha poi chiamato Conte, insistendo perché convocasse un incontro con l’opposizione, il secondo dall’inizio della crisi. Così ieri sera Salvini, Meloni e Tajani sono arrivati a palazzo Chigi con una lista di richieste che va dalla fornitura immediata di mascherine a medici e infermieri a quella di respiratori agli ospedali che ne hanno fatto richiesta, dalla sospensione delle tasse per tutte le imprese alla convocazione permanente del Parlamento, giorno e notte. MA L’OBIETTIVO FINALE è quello di una “cabina di regia” comune che di fatto depotenzierebbe il ruolo del premier. La risposta non può che essere negativa. Ma anche la forza del governo è appesa a quel che succederà sul fronte della lotta al virus nei prossimi giorni.


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