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Alias Domenica

E.T.A. Hoffmann, ventisette traduttori per domare i matti

Romantici tedeschi. È la fine di un mondo, l’inizio asmatico di un altro, un convivio di letterati fugge, nel regno del meraviglioso, la fragilità della contingenza storica: «I Fratelli di Serapione», dall’Orma

«Le miniere di Falun»  di E.T.A. Hoffmann, allestimento scenico  di Wandertheater  Ton und Kirschen, 2019/ foto di Jean-Pierre Estourn

«Le miniere di Falun» di E.T.A. Hoffmann, allestimento scenico di Wandertheater Ton und Kirschen, 2019/ foto di Jean-Pierre Estourn

Sebbene registri accuratamente il pensiero del suo tempo, Hoffmann non è un filosofo: diffidente verso l’Illuminismo – così ‘brillante’, da impedire la visuale, afferma – preferisce affidare le tracce della sua poetica alle narrazioni. Così, se in Pezzi fantastici alla maniera di Callot prende a modello un pittore che oscilla tra la levità dei caramogi e la denuncia degli orrori della guerra e, nei Notturni, celebra i territori oscuri della mente proiettandosi verso un personale Acheronte, incomprensibile per i primi romantici di casa tra Dresda e Jena, nei Fratelli di Serapione affida la ricerca estetica alle voci degli amici che,...

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