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Alias Domenica

Dostoevskij, a ogni carattere la sua maschera verbale

Classici ritradotti. Da Einaudi, una nuova, felice versione di Claudia Zonghetti dei «Fratelli Karamazov», il classico russo più ostico per i traduttori: vinta la sfida della differenziazione dei registri, che ne fa esplodere la teatralità

Una scena  dai «I fratelli Karamazov» nell’adattamento  diretto da Lev Dodin per il Maly Drama Theatre di San Pietroburgo, 2021; foto di Viktor Vasiliev

Una scena dai «I fratelli Karamazov» nell’adattamento diretto da Lev Dodin per il Maly Drama Theatre di San Pietroburgo, 2021; foto di Viktor Vasiliev

Dostoevskij scriveva male: tra chi legge il russo è una delle considerazioni che più spesso, a «microfoni spenti», si sente ripetere. Il sublime radiografo degli abissi dell’animo sarebbe un prosatore sciatto, brusco, che aggruma giornalisticamente il pensiero. E anzi, proprio questo suo disinteresse per la forma ne avrebbe garantito un’indolore trasponibilità in lingue straniere e il successo planetario. Mai calunnia è stata più subdolamente prossima al vero. Rendere in italiano lo «scriver male» di Dostoevskij è la sfida essenziale che affronta Claudia Zonghetti nella sua nuova versione in due volumi dei Fratelli Karamazov (Einaudi, pp. 453 + 607, euro 32,00),...

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