Il sipario nero è ancora calato quando dalla buca dell’orchestra della Staatsoper Unter den Linden di Berlino risuona il potente assolo di tromba con cui inizia la Sinfonia n. 5 di Gustav Mahler. Il I, IV e V movimento, eseguiti dalla Staatskapelle Berlin, diretta da Marius Stravinsky, si intrecciano con l’anima di Overture, prima creazione di Marcos Morau per lo Staatsballett Berlin, repliche fino al 6 giugno in un dittico completato da Angels’ Atlas di Crystal Pite su musica di Owen Belton. Morau torna a un tema a lui caro: la possibilità che hanno le nuove generazioni di intervenire nel mondo. Emergeva anche nella verità poetica di Firmamento creato per la sua compagnia di Barcellona La Veronal, con lo Staatsballett e Mahler si apre a un più inquieto quesito: cosa succederebbe se le nuove generazioni non spronassero le società al cambiamento? La marcia funebre del primo movimento di Mahler, con il suo passo severo scandito dal rullo di tamburi, accompagna così il rivelarsi della prima scena: corpi segnati da una luce livida nel buio dello sfondo, abbarbicati intorno a un grande oggetto plumbeo. Non è chiaro cosa sia, come sempre Morau apre più possibilità all’immaginario dei singoli spettatori, a teatro con la propria vita, storia, esperienze.

I DANZATORI si tengono per mano, per le braccia, per i corpi quasi fossero catene umane in lotta per sopravvivere attorno a quello che sembra a tratti un enorme cannone stilizzato: formano tableaux vivants, quadri di guerra, di morte, di battaglia, ma anche di separazione, di tragici scavalcamenti, al di qua e al di là dell’oggetto barriera. Uomini e donne seminudi, una qualità di movimento fratta da impulsi che contraggono. A ogni spettatore le sue associazioni.
La luce si fa chiara, i quadri hanno cenni di vittoria. L’oggetto plumbeo viene issato: si trasforma in una imponente colonna. Dall’alto ne scendono altrettante. L’effetto è scardinante. La scena si fa metafora concreta della storia, come se il teatro fosse in grado di proiettare lo sguardo in un tempio del passato, ma anche nella città di Berlino tra le colonne e la bellezza monumentale dei suoi musei e dentro la memoria delle sue ferite. I danzatori via via cambiano pelle. Ragazze in abito folkloristico verde e viola corrono, leggere, tra le colonne antiche. Riusciranno con i loro compagni a dare una svolta di gioia e di vita verso il futuro della storia? Il velo nero trasparente teso in proscenio è sollevato. La luce è ancor più forte. La mente vola di nuovo fuori nella città, a un gruppo di bambini visto nello stesso pomeriggio dello spettacolo correre al sole tra le 2711 Stele di cemento del Memoriale. Con Mahler siamo all’Adagietto.

FIUMI di ragazzi di ere diverse si intrecciano ora in Overture, gli abiti da folkloristici diventano contemporanei la danza vede i giovani ora uniti ora in lotta per la supremazia. Ce la faranno a non ricascare negli errori di chi li ha preceduti? Morau pone domande attraverso pezzi che sotto la pelle sorprendente dell’inventiva incalzano sulla realtà delle cose.
Pezzo più facile nella pura estetica della danza, Angels’ Atlas di Crystal Pite, nato nel 2020 per il National Ballet of Canada, ha trascinato il pubblico con ipnotici effetti luce, una dinamica di scie in bianco e nero che fluttua nel fondale amalgamandosi ai generosi unisoni e agli armonici passi a due, Principal Guest Polina Semionova. Lunghissimi applausi, compagnia ottima.