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Scuola

De Masi: «Bravissimi a protestare, io toglierei il numero chiuso»

Il sociologo sulle agitazioni studentesche. L'Italia deve tornare a investire sull'istruzione, costruiamo tante aule. Bastano i prefabbricati, con un computer e un proiettore. Le società più avanzate sono quelle che hanno finanziato la formazione. Il nostro Paese invece è fermo al 13% di laureati. Gli 80 euro? Bisognava spenderli tutti sulle università

«Bravissimi. Ottimo, ottimo. Hanno ragione da vendere». Il sociologo Domenico De Masi, esperto di lavoro e organizzazioni, promuove le proteste dei giovani italiani per il diritto allo studio. E individua pochi ingredienti, semplici, per rilanciare non solo l’istruzione, ma l’intero Paese: «Dobbiamo togliere il numero chiuso all’università, e costruire più aule: bastano anche prefabbricate, quelle che si danno in genere ai terremotati. L’importante è avere un portatile e un proiettore. Prima di qualsiasi altra riforma, si deve abbattere l’ignoranza. L’Italia oggi è bloccata perché almeno dagli anni Ottanta non investiamo più su scuola e ricerca». Cosa è accaduto, cosa ci...

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