closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Cultura

Damien Hirst, il teatro dell’inganno

Mostre. «Archeology Now», una mostra lussuosa e lussureggiante alla Galleria Borghese dell'artista di Bristol. Una ricostruzione kolossal della storia umana e dei suoi miti, spezzando la linea del tempo, dall’Africa all’occidente, inseguendo la rotta di una fake news

Damien Hirst, «Children of a Dead King», 2010

Damien Hirst, «Children of a Dead King», 2010

Quando era poco più di un bambino, Damien Hirst aveva una ossessione: sottrarre al cannibalismo del tempo gli oggetti in cui si imbatteva. «Qualsiasi collezione - dirà poi una volta adulto - è la mappa esistenziale di una persona». Da piccolo, classificava minerali e fossili ordinandoli in scatole con certosina pazienza e candidamente immaginando un possibile dominio sull’anarchia della natura. Fino al giorno in cui, a metà degli anni ’80, un introverso vicino di casa morì. Era mister Barnes che, compulsivamente e per sessant’anni, aveva accumulato ammassi di reperti dentro casa. Hirst ne prelevò alcuni per riconvertirli nelle sue opere....

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi