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Cultura

Da Cibele a Ishtar, il nomadismo delle indomabili creature celesti

Scaffale. «Divinità in viaggio» di Corinne Bonnet e Laurent Bricault, per il Mulino. I due studiosi partono da un apparente paradosso: gli dei sono identitari; gli dei sono in perenne movimento e, pertanto, tendono all’inclusività, seppur forzosa. Gli imperi se ne servono per autolegittimarsi, evitando di invadere il privato dei sudditi; i naviganti devono prima o poi gettare l’ancora; con l’altro tocca scendere a patti, magari scambiandosi epifanie

La dea Ishtar su un sigillo dell'epoca dell'Impero accadico, 2350-2150 aC

La dea Ishtar su un sigillo dell'epoca dell'Impero accadico, 2350-2150 aC

Il saggio Divinità in viaggio. Culti e miti in movimento nel Mediterraneo antico (Il Mulino, pp. 280, euro 20) di Corinne Bonnet, ordinaria di Storia greca, e Laurent Bricault, docente di Storia romana (entrambi università di Tolosa Jean Jaurés), riprende le trame di un corso magistrale incentrato sul racconto di peregrinazioni divine ricavate dalla storiografia e dalla numismatica, da epigrafi e inni. NE RISULTA una vivace teoria di pensieri nomadi: da Melquart, archetipo soprannaturale del fenicio ramingo, a Cibele, che lasciò la Turchia per una Roma in balia di Annibale, passando per Serapide, sbarcata dall’Egitto sull’isola greca di Delo, e...

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