Carol Diehl è un’artista e critica d’arte americana con una formazione non accademica che, a un certo punto della sua carriera, decide di punto in bianco di approfondire in un libro le ragioni dell’interesse di suo figlio per un artista tanto singolare quanto celebre: Banksy (il volume dal titolo Banksy! è edito da Carocci, pp. 200, euro 18).
Questo personaggio, di cui il mondo intero ignora la reale identità e dietro cui si potrebbe nascondere perfino un collettivo secondo le ardite supposizioni di alcuni, è decisamente l’artista più famoso al mondo, ma, pur essendo universalmente applaudito o quantomeno conosciuto dal pubblico di massa, continua comunque ad essere considerato da buona parte del raffinato mondo dell’arte e della critica ufficiale come un intruso e un perenne outsider.

ANCHE CAROL DIEHL dichiara di non essere partita certo da una posizione del tutto neutra nei confronti di Banksy, probabilmente influenzata suo malgrado dal pregiudizio diffuso negli ambienti ufficiali nei confronti di quella Street Art di cui questo artista è il più celebre promotore negli ultimi decenni. L’autrice esordisce in prefazione dicendo che «Banksy è l’ultima persona su cui avrei pensato di scrivere un libro».
È proprio questo il presupposto che rende la riflessione di Carol Diehl particolarmente interessante e la distanzia da una tradizionale opera divulgativa sul tema. Capitolo per capitolo si esplora e si ripercorre non solo la produzione di questo artista nel dettaglio, ma si guardano e analizzano anche e soprattutto le reazioni che questi ha suscitato di volta in volta nei critici d’arte, nel mercato, ma soprattutto in quel grande pubblico normalmente del tutto disinteressato a tematiche relative all’arte. Lo sguardo è quello di chi osserva dall’esterno un vero e proprio fenomeno sociologico senza giudicare, cercando di dare una risposta a una domanda fondamentale: chi sia davvero Banksy e cosa renda il suo lavoro così speciale per alcuni e tanto spregevole per altri.

QUANDO AD ESEMPIO, nell’ottobre 2013, l’artista decide di disseminare per un mese intero la città di New York con le sue opere a ritmo di almeno una al giorno, intitolando questa performance Better Out Than In, critici d’arte di spicco come Jerry Salz o Roberta Smith, pur non mostrando un’eccessiva conoscenza pregressa dell’artista e del percorso che lo ha portato fin lì, non si risparmiano dall’esprimere immediatamente un giudizio negativo sull’intera operazione.
Cinque anni più tardi, quando Bansky distrugge davanti a un pubblico attonito l’opera Girl with Balloon che la casa d’aste Sotheby’s ha appena battuto a Londra per oltre 1,4 milioni con un trita-documenti nascosto nella cornice, allora per un attimo lo stesso Jerry Salz – che ha sempre disprezzato l’artista – si ricrede e descrive l’operazione come una straordinaria beffa ai danni dello spietato mondo delle aste colpevole, secondo il critico, di aver mercificato l’arte come un qualunque prodotto di lusso su cui lucrare.