«Condividere il pane è il primo passo per costruire la pace. Muito obrigado». Quando l’ex presidente del Brasile, Lula da Silva, termina così la Lectio magistralis, i rappresentanti di 197 paesi – tra i quali 14 capi di stato e di governo e 130 ministri – si alzano in piedi e applaudono. Le parole di Lula provocano un’emozione autentica nella ritualità della 39ma conferenza biennale della Fao sulla fame e l’agricoltura, in corso a Roma fino al 13 giugno. Condividere il pane – cum panis – dà senso profondo alla parola «compagno». E, infatti, per estensione, l’ex sindacalista inizia chiamando «compagni» tutti i partecipanti al tavolo di apertura: l’attuale Direttore generale Graziano da Silva, anch’egli brasiliano – poi rieletto per un secondo mandato alla guida della Fao con il più alto numero di voti nella storia dell’Organizzazione -, la presidente cilena Michelle Bachelet e anche il suo omologo del Mali, Ibrahim Boubacar Keita. Quello italiano, Sergio Mattarella, che ha tenuto il discorso di apertura, ha appena lasciato la sala.

«Per la prima volta, c’è una generazione di brasiliani che cresce senza conoscere la fame», dice Lula. E sottolinea che la fame «non è un fatto naturale, ma sociale, risultato di uno squilibrio nella struttura economica dei paesi». Vincerla, è una questione di scelte politiche e di investimenti dello stato. Per questo, occorre «smettere di pensare che i poveri siano mere statistiche da usare in campagna elettorale e poi cancellare subito, e considerarli esseri umani che hanno diritto al cibo quanto i milionari».

Uno «spreco», secondo i più ricchi. Invece, solo destinando «lo 0,5% del bilancio» ai programmi sociali, si è dato da mangiare a 54 milioni di persone. Come? Con un insieme di programmi come «Bolsa familia», inizialmente diretto da Graziano da Silva. Un aiuto finanziario di 70 reales (circa 33 dollari) viene erogato alle famiglie con pochi mezzi, e i soldi li ritirano le donne. Per ottenerlo, le famiglie devono adempiere ad alcune condizioni, come quella di mandare i figli a scuola e farli vaccinare. Per avere la situazione sotto controllo, «è stato istituito un registro catastale» e un’erogazione diretta su carta di credito che impedisce l’inserimento di intermediari e le truffe. Con il progetto di merende scolastiche, dice ancora Lula, 47 milioni di bambini si alimentano a scuola con prodotti regionali: una decisione che incrementa lo sviluppo dei piccoli produttori, «che sono 4 milioni e forniscono il 70% degli alimenti che consumiamo».

Programmi che si accompagnano «alla tutela e all’aumento dei posti di lavoro e a quello dell’istruzione». Lula si interrompe spesso per bere: «Ho avuto un cancro alla gola – spiega – e devo bere molta acqua. Quand’ero povero non avevo il tumore ma neanche l’acqua». Oggi, è in corso un vasto piano per fornire di cisterne ad acqua piovana le zone più secche, e il governo è riuscito a portare l’elettricità a persone che, per mancanza di luce, non avevano mai «potuto guardare il proprio figlio mentre dormiva».

Il gigante brasiliano è lontano dall’aver sanato le sue storture e le grandi fortune prosperano, ma Lula indica che togliendo ai ricchi anche solo un po’, è possibile cambiare la vita di molte persone. L’America latina progressista sta dettando il passo. Qualcuno, che si richiama al socialismo, sulla scia di Cuba è andato molto in fretta: il Venezuela di Chavez e ora di Maduro, che riceverà il premio dalla Fao.