Alle cinque del pomeriggio, la direttrice dell’Agenzia Europea del Farmaco Emer Cooke scandisce con cura le parole: «Il vaccino è sicuro ed efficace. Il beneficio derivante dalla protezione dal Covid-19 e dal relativo pericolo di ricovero e di decesso, supera gli eventuali rischi». Arriva così il parere dell’Ema sul vaccino AstraZeneca. Il vaccino non è associato ad un aumento generale del rischio di trombosi. Tuttavia, prosegue Cooke, alcuni casi di anomalie rare della coagulazione richiedono un approfondimento ulteriore. «Sulla base delle evidenze disponibili e dopo l’analisi dei test di laboratorio, dei dati clinici, dei risultati delle autopsie e dei trial, non possiamo escludere del tutto un legame tra questi casi e il vaccino». Si tratta degli ormai noti 18 episodi di «trombosi cerebrale dei seni venosi» e di «coagulazione intravascolare disseminata», cioè la formazione diffusa di coaguli ed emorragie dovute alla mancanza di piastrine. I casi esaminati provengono da Germania (7 casi), Italia (3), Norvegia (2), Spagna (1), più 3 casi segnalati nel Regno Unito e 2 in India. La raccomandazione dunque è di proseguire le vaccinazioni e aumentare l’informazione negli operatori sanitari e nel pubblico coinvolti nelle vaccinazioni.

«SE MI FOSSE OFFERTO, mi vaccinerei anche domani con AstraZeneca» ha detto Cooke.

In Italia, il vaccino AstraZeneca tornerà ad essere somministrato già dalle 15 di oggi, annuncia il premier Draghi. «Sono venute meno le ragioni alla base del divieto d’uso in via precauzionale dei lotti del vaccino» fa sapere il governo. «Non appena il Comitato per i farmaci ad uso umano rilascerà il proprio parere, Aifa procederà a revocare il divieto d’uso del vaccino AstraZeneca». La priorità del governo rimane «realizzare il maggior numero di vaccinazioni nel più breve tempo possibile» ma la sospensione cautelativa probabilmente si lascerà alle spalle strascichi e diffidenze: in un sondaggio Ipsos, il 44% del campione si è detto propenso alla vaccinazione, ma non con AstraZeneca.

L’EMA PROPORRÀ di aggiornare la sezione delle avvertenze del “bugiardino” del vaccino con gli episodi segnalati, spiega Sabine Straus, presidente del Comitato di valutazione del rischio (Prac) dell’Ema che ha condotto l’analisi. Si ragiona anche su una campagna di informazione specifica per il pubblico e per gli operatori sanitari «per metterli al corrente delle informazioni raccolte e aiutarli a ridurre il rischio nel caso i pazienti mostrino sintomi sospetti che possano indicare una trombosi».

Il Prac però è giunto anche ad alcune certezze. La prima è la conferma che il vaccino non comporta un maggiore rischio complessivo di trombosi. Gli eventi segnalati sono in numero inferiore rispetto a quanto ci si aspetterebbe di osservare nella popolazione non vaccinata. Anzi, dato che la formazione di coaguli nel sangue è una frequente conseguenza del Covid, il vaccino in realtà ne diminuisce il rischio nella situazione attuale di elevata circolazione del virus. Il comitato di valutazione, inoltre, ha escluso eventuali problemi di fabbricazione che avevano inizialmente portato a ritirare dal commercio solo i lotti del vaccino associati alle segnalazioni.

NESSUNO COMMENTO, invece, sullo stop deciso autonomamente dai governi europei: «Ogni governo conosce il contesto specifico della sua campagne vaccinali, sa quali vaccini ha a disposizione, può identificare rischi specifici» ha detto Cooke. «Il lavoro dell’Ema è fornire evidenze scientifiche sul prodotto affinché i governi prendano decisioni ben informate».

La ricerca delle cause delle trombosi continuerà e riguarderà tutti i vaccini autorizzati. Gli episodi potrebbero dipendere da infezioni asintomatiche da coronavirus, sebbene i test molecolari sui casi abbiano escluso la positività al momento dell’evento.

Inoltre, gli esperti sono al lavoro per individuare particolari categorie a rischio. Nessuna ipotesi sarà scartata, dal fumo ai contraccettivi, ma secondo Straus «parlarne ora è prematuro. Potrebbero esserci gruppi più a rischio di altri, se gli episodi hanno riguardato maggioritariamente le donne potrebbe dipendere semplicemente dal fatto più donne giovani nella popolazione sono state vaccinate, in quanto le campagne di vaccinazione hanno seguito criteri diversi nei vari paesi».

Nelle categorie vaccinate prioritariamente, come gli operatori sanitari e il personale scolastico, le donne sono maggioritarie. La diversa composizione della popolazione vaccinata potrebbe spiegare anche perché nel Regno Unito, dove il vaccino AstraZeneca è toccato agli anziani, si sia registrato un numero inferiore di segnalazioni.