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Visioni

Alla ricerca di un paese lontano senza uscire da Porta Settimiana

Al cinema. Torna la riconoscibile ritmica umoristica di Gianni Di Gregorio applicata alle problematiche contemporanee e ai suoi personaggi trasteverini.

Torna in Lontano lontano la riconoscibile ritmica umoristica di Gianni Di Gregorio applicata alle problematiche contemporanee e ai suoi personaggi trasteverini. Questa volta sono «il professore», il suo amico Giorgetto sfaticato e ombroso (Giorgio Colangeli) a cui si aggiunge un tipo (Ennio Fantastichini) di Tor Tre Teste, ambulante di modernariato. I tre hanno in comune l’idea di trovare un paese «lontano» dove sia possibile far durare la pensione un po’ più a lungo. Lo spunto, partito come tipico dibattito da bar, è sviluppato poi in tutti i possibili risvolti, grazie anche all’aiuto di un consulente esperto (Roberto Herlitzka) che illustra costi e benefici della scelta.

DIVERTENTE e dal tipico andamento rilassato romanesco, non solo nell’atteggiamento dei protagonisti, ma anche nella scansione delle scene, quasi si trattasse di esametri con tutti gli accenti al posto giusto.
Il livello di leggerezza e sospensione di Gianni Di Gregorio difficilmente lo ritroviamo in altri autori di commedie ambientate a Roma. Il suo stile ricorda più l’elegia che la commedia, con una elaborazione personalissima dell’otium, e dell’infinita pazienza dei romani. Il legame con gli autori latini li troviamo, eredità di studi classici, anche in Verdone, più propenso a cogliere i lati malinconici dell’impero in decadenza o in Christian De Sica inimitabile agitatore di fescennini (Montesano e Proietti evocano invece un realismo ottocentesco).

INTERPRETA un professore in pensione di latino e greco Gianni Di Gregorio flemmatico e attento a interrompere il ritmo al momento giusto. Fino da Pranzo di Ferragosto, scelto come film italiano dalla Settimana della Critica del 2008 (e premio de Laurentiis come miglior esordio, David e Nastro d’argento) noblesse e ristrettezze economiche si intrecciano con estremo divertimento, alla ricerca di una dignitosa sopravvivenza. La contaminazione imprevista è l’incontro in borgata con Attilio (Ennio Fantastichini) in una delle ultime interpretazioni a spezzare all’improvviso con la sua dirompente presenza quel placido andamento di notazioni e riflessioni, battute smorzate per non sprecare troppe energie. Il ritmo del film cambia tono, cambia probabilmente anche rotta con l’inserimento di situazioni impreviste come l’irruzione nella trama di qualcuno ancora più povero, il giovane migrante che un altrove l’ha trovato a Roma. E ci torna in mente la leggerezza del tema in Ospiti di Matteo Garrone, dove Di Gregorio collaborava come assistente alla regia. «L’idea di Lontano lontano me l’ha data Matteo Garrone, diceva Gianni Di Gregorio al Festival di Torino dove il film ha avuto l’anteprima, «devi fare un film su un vecchio diventato povero. Poi i personaggi sono diventati tre»


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