Racconta Lorenzo Foschi, antifascista di Albano: «Qui c’è un certo Boccacci, Maurizio Boccacci, che è di Albano, e qualche anno fa ha fatto addirittura una manifestazione nazionale della Fiamma Tricolore: settantotto persone in giro per il corso in una città militarizzata dalla sera prima alla nottata dopo… Io mi ricordo, andai in piazza, cominciò ‘sto corteo, li contai: erano settantotto, e c’erano cinquemila persone venute lì per protestare, sulle scalette della sezione, sulle vie laterali che scendono verso il corso – tutta la cittadinanza, saranno state mille persone. Come comincia il passaggio del corteo cominciamo a cantare Bella ciao. Un coro fragoroso, un fragoroso coro di Bella ciao. Un individuo si stacca dal corteo, si mette sotto la sezione e ci fa il segno che ci tagliava la gola. Non ti rendi conto di quello poteva succedere in quel momento – abbiamo aiutato il servizio d’ordine a tenere ferma la gente, perché se no lì succedeva un casino: settantotto ragazzotti, più di mille di noi, che poteva succedere? Fortunatamente, eccetto un paio di cariche dove s’erano dati appuntamento i centri sociali, poi è finita lì».
Bella Ciao ad Albano l’hanno cantata anche davanti alla bara di Erich Priebke, che pretendeva nella loro città gli omaggi funebri, e anche adesso sono tornati a scontrarsi con le provocazioni nazifasciste. L’antica cintura rossa dei Castelli Romani ha visto passare molta acqua sotto i ponti dal tempo delle grandi lotte bracciantili, della Resistenza, delle occupazioni delle terre. L’espansione di Roma ha in parte diluito le roccheforti rosse come Albano o Genzano facendone propaggini della periferia metropolitana, ma non ha cancellato tutto. Quelli che sono andati in strada ieri erano, certo, i discendenti della lotta partigiana e dei suoi protagonisti indimenticabili – Severino Spaccatrosi, Salvatore Capogrossi, Alberto Cavaglion…. Era, oggi come allora, il senso comune profondo della città che si ribellava. Raccontavano allora altri compagni: «Dalla finestra, un paio di signore hanno cominciato ad urlare “fascisti di merda”, e molti padri di famiglia con i loro figli si sono uniti al presidio antifa, urlando slogan contro la Fiamma e contro il sindaco [(di destra, ndr) ]che ha permesso una manifestazione di questo tipo». E’ successo di nuovo; ma non erano lì per il passato o per la memoria: erano lì per il presente, per la politica e per la dignità di tutti.
E’ uno strano paese il nostro. Risponde con uno schieramento militare alla morte di massa nel Mediterraneo, insulta la ministra Kyenge, butta l’acido muriatico sui bambini Rom, erige monumenti al criminale di guerra Rodolfo Graziani, e poi si prodiga in cerimonie, commemorazioni, alate parole sulla memoria – che peraltro incidono relativamente poco: basta sentire la radio in questi giorni per accorgerci di quanti ascoltatori distolgono lo sguardo dal massacro delle Ardeatine per ripetere i soliti falsi racconti antipartigiani su via Rasella. Abbiamo orrore dell’antisemitismo, facciamo leggi contro il negazionismo, e poi sentiamo un presunto un prete cristiano affermare che Priebke «è l’unico innocente dietro le sbarre» mentendo tre volte, perché Priebke non è innocente, perché dietro le sbarre non c’è stato mai e perché di innocenti in galera l’Italia è piena. In questo contesto, la protesta di Albano e dintorni è stata una ventata improvvisa di verità. Li dobbiamo solo ringraziare.