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Cultura

Addio a Mario Lavagetto, uno scrutatore di latenze testuali

Scomparse. Filologo per elezione, materialista per vocazione, il critico italiano è stato l’allievo più importante di Debenedetti. Il solo nome che è lecito accostargli è quello di Aby Warburg, per la capacità di cogliere nell’hic et nunc di un dettaglio il corso della tradizione, e da un archetipo le occorrenze al presente. Amava attenersi all’insegnamento della filologia, che è passione del testo, vissuto con perfetta sobrietà

Un ritratto di Mario Lavagetto

Un ritratto di Mario Lavagetto

Il lavoro critico di Mario Lavagetto è già all’origine uno straordinario paradosso: colui che sarebbe divenuto un teorico della letteratura di rango internazionale (e ufficialmente titolare per decenni di una cattedra di Teoria della letteratura) non era affatto uno studioso dottrinario, né era disposto a trattare i referenti di un amore longevo (i grandi narratori francesi dell’Otto/Novecento, da Stendhal a Proust, gli ex lege italiani mai canonizzati come Svevo e Saba) alla stregua di pretesti o di esemplari utilizzabili per un disegno che li trascendesse e dunque, in cuor suo, li profanasse. Non è un caso che Mario Lavagetto non...

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